Cronaca

Acciaio e ambiente litigano solo a Taranto

Il segretario nazionale della Fim Marco Bentivogli alla vigilia del tavolo convocato dal ministro Calenda con AmInvestCo


«Sarà una trattativadurissima».

Marco Bentivogli è
consapevoleche al tavolo ministeriale del 31ottobre non saranno serviti tè epasticcini.Il
ministro Calenda ha riapertoi giochi, dopo aver rispedito almittente la lettera
con la qualeAmInvestCo aveva presentato ilsuo salatissimo conto: oltre
quattromilaesuberi e tagli vigorosi aglistipendi.Poi la riapertura: la disponibilitàdella
società alla negoziazione eil ministro che riconvoca il tavolocon azienda e
sindacati. Ma, comesanno bene questi ultimi, non saràuna passeggiata.«Il nostro
punto di partenza – dicea TarantoBuonasera il segretarionazionale della Fim
Cisl – restano i contenuti degli impegni assuntiinizialmente dagli acquirenti
conil governo. Accordi che non prevedevanoi tagli ai livelli retributivi.Poi,
come è noto non accetteremoche si lascino a cada lavoratori».

Segretario, c’è
il rischio che percedere sulle condizioni contrattuali,AmInvestCo possa
chiedere uno “sconto” sugli aspetti ambientali?
No. Il piano ambientale è
dentrola legge. Piuttosto il problema èun altro.

Quale?
I piani ambientali
sono misuratisul tonnellaggio, cioè sulla quantitàdella produzione, e non sulle
emissioni.Questo può essere un limite,può offrire degli alibi. Anche perquesto
dico che la trattaiva sarà uncalvario. Questa è la più grandevertenza che il
Paese abbia affrontatonegli ultimi decenni. E nondimentichiamo che esistono
anchealtre complicazioni: mi riferisco aivincoli dell’antitrust europeo.

Il
23 ottobre, in una giornataparticolarmente ventosa, il rioneTamburi è stato
soffocato dallepolveri di minerale. Il sindaco harisposto annunciando la
volontàdi impugnare l’Aia. Consideracondivisibile questa strategia?
Finire
davanti al Tar non ripuliscel’aria al rione Tamburi. L’aria laripuliscono gli
investimenti ambientalida accelerare. Purtroppoin questi anni lo scontro che vi
èstato non ha consentito di fare passiavanti sul piano della salute, del lavoroe
– sottolineo – dello sviluppo.E invece c’è bisogno di operare alpiù presto.

La
vicenda Taranto è stata trascurata per anni. Ora si èarrivati allo scontro tra
lavoroe salute. Siamo ancora in tempo per rimediare?
A Lintz, in Austria, c’è
un’azienda siderurgica che produce 6 milioni di tonnellate d’acciaio con il ciclo integrale.
Lì la classe politica si è mossa all’unisono per garantire la compatibilità
della fabbrica con l’ambiente e la salute. Qui invece si produce lo scontro.
Anche in Corea viene prodotto acciaio in modo sostenibile e l’inquinamento nonè
un prezzo inevitabile da pagare.Acciaio e ambiente litigano solo in Italia.
Evidentemente altrovel a politica è stata più capace. Noi alla politica chiediamo
di conciliaregli obiettivi. La vicenda Ilvaè il prodotto di un masochismo tutto
italiano. Il cielo dei Tamburi dell’altro giorno è il segno di questo fallimento.

È
mancata una politica industriale nel nostro Paese?
Intanto dobbiamo rilevare
chele aziende italiane continuano aimportare acciaio. Il problema difondo in
Italia è l’inconciliabilitàtra industrtialismo ottocentescoe certo
ambientalismo che dicedi produrre altro senza tuttaviaoffrire tangibilità a
questa visione.Per fortuna esistono anche un industrialismoe un ambientalismoilluminati.
Da qui bisogna ripartire.

Se dovesse fallire la trattativa con AmInvestCo, ci
sarebbe modo di imbastire un piano B oppure si andrebbe incontro alla chiusura dell’Ilva?
Chiudere
l’Ilva? A Taranto hanno già chiuso Vestas e Marcegaglia. Resterebbe solo Alenia.
Io sonopreoccupato ma bisogna essere forzatamente fiduciosi. C’è in ballo il
destino di migliaia di persone e c’è in ballo la salute di Taranto. Il piano B
non c’è. Purtroppo si è perso troppo tempo e questo rende più difficili le
condizioni di ripartenza. Oltretutto voglio ricordare che anche l’altra cordata
(Jindal-DelVecchio-Arvedi-Cassa Depositi ePrestiti, ndr) aveva presentato un conto
salato. Non abbiamo altre offerte.

Cosa sente di dire ai nuovi acquirenti dell’Ilva?
Arcelor-Mittal
deve sapere chesi trova in Italia e che i sindacativanno rispettati. Ribadisco
i nostriobiettivi: nessun licenziamento,subito il piano ambientale e
investimentiper lo sviluppo. Finora si sono sprecate troppe chiacchiere.

Enzo Ferrari
Direttore Responsabile

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

Ti potrebbero interessare anche