Cronaca

Mense negli ospedali, i pazienti sono penalizzati

CittadinanzAttiva e Tribunale per i Diritti del Malato criticano le linee guida della Regione per il nuovo appalto della ristorazione


«Abbiamo appreso con grande sconforto dell’idea
della Regione Puglia di centralizzare il servizio di ristorazione
ospedaliero. Siamo pienamente convinti che la centralizzazione
degli acquisti di beni e servizi, oltre a produrre risparmi mette al
riparo la pubblica amministrazione dal pericolo di corruzione,
ma certamente è difficile ipotizzare la centralizzazione della
preparazione dei pasti ospedalieri senza ledere il principio di una
sanità che vuole essere di qualità».

Esordiscono così i referenti tarantini del Tribunale per i Diritti
del Malato e di CittadinanzAttiva, in una lettera indirizzata al
presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano. Al centro
della missiva la questione inerente la ristorazione ospedaliera con
particolare riferimento alle linee guida fornite dalla Regione in
merito al nuovo appalto per la gestione del servizio.

«Ancora una volta dobbiamo prendere atto che questa Regione
non perde l’occasione per prevaricare il ruolo dei direttori generali
che, se pure espressione della politica, hanno il compito, se non il
dovere, di un impegno costante per il miglioramento della qualità
dell’assistenza – si legge nella lettera firmata da Silvana Stanzione e
Angelo Fanelli. E la ristorazione è tra i parametri per la valutazione
della qualità percepita dal cittadino. Rilevanti sono gli aspetti
della ristorazione ospedaliera, anche perché sempre più integrati
nel “sistema Sanità”, tenuto conto dell’importanza di elevare il
benessere della persona durante il ricovero mediante l’offerta di
pasti sempre più idonei ad un’utenza diversificata per esigenze,
situazione sociale e provenienza.

Come più volte sostenuto dal
Tribunale per i Diritti del Malato di Cittadinanzattiva, il pasto
ospedaliero rappresenta per
il paziente non soltanto la
soddisfazione di un bisogno
primario, ma è fattore non
trascurabile dell’intervento
terapeutico e un aspetto
rilevante del comfort. Non
a caso esiste in ospedale
un servizio di dietetica
che si occupa non solo di
monitorare i prodotti e la
preparazione dei cibi, ma
che è anche impegnato nella
formulazione delle diete
speciali e non. Ci saremmo
aspettati un investimento
diverso su questo servizio,
quale la scelta di prodotti
primi a filiera corta, prodotti biologici e cotture differenziate oltre
ad una diversa distribuzione del vitto.

Nei nostri report abbiamo
sempre sollecitato il management aziendale a che prendesse in
seria considerazione la questione dei pasti all’ospedale Nord lì
dove il vitto, per mancanza di cucine in loco, viene preparato
al Ss. Annunziata per essere trasportato in mattinata ed essere
poi distribuito ai pazienti tra le 12.30 e le 13.00. Vitto che il più
delle volte va sprecato perché poco appetibile. Ma ciò che ci ha
colpito negativamente è sentire che questa scelta è dettata dalla
non idoneità delle cucine del Ss. Annunziata e dei nosocomi di
Grottaglie e di Martina Franca. Le cucine di Taranto e Martina
sono state rifatte e messe a norma qualche anno fa con consistenti
costi, perché sono inidonee? E se davvero lo sono, perché sono
ancora in funzione?

Ancora una volta questa scelta penalizza
cittadini malati e personale addetto alla ristorazione, oltre a
contravvenire alle leggi in materia di partecipazione che vogliono
il coinvolgimento dei territori e delle comunità locali come diritto/
dovere soggettivo di ciascun cittadino per garantire, attraverso
nuovi e vecchi strumenti democratici, di contribuire alle decisioni
importanti per gli effetti che producono sul benessere delle
persone. In ultima analisi non va mai sottovalutata l’attenzione
verso l’utente, che nel “Sistema Sanità” deve essere il fulcro in
grado di azionare tutte le leve che muovono il sistema verso gli
obiettivi di qualità e di efficienza».

Cittadinanzattiva Taranto
e la sua rete del Tribunale per i Diritti del Malato, chiedono
quindi «nell’interesse dei pazienti, di partecipare alla stesura del
prossimo capitolato d’appalto, perché riteniamo, per la nostra
datata esperienza, di essere un valido collaboratore per stabilire
un iter programmatico, che d’accordo tra le parti, tenga presente le
richieste formulate e, le ponga in essere sotto il controllo reciproco
delle parti interessate».

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