Cronaca

Stop all’immunità penale per l’Ilva

La richiesta delle associazioni ambientaliste. Raccolte oltre 1500 firme


Conferenza stampa convocata a Taranto da varie
associazioni che hanno raccolto le
firme per l’esposto Ilva-Eni. Presentata
la raccolta di firme (che ha
superato le millecinquecento) a supporto
dell’esposto che documenta
una serie di criticità con abbondante
documentazione di immagini e dati.

«La situazione ambientale a Taranto
continua ad essere grave» si legge in
un documento a firma di Genitori Tarantini,
PeaceLink, Verità per Taranto,
Wwf Taranto «ed è per questo che riteniamo
vada abolita l’immunità penale
concessa ad Ilva nel 2015 e prorogata
fino al 2023 con il Dpcm impugnato da
Comune e Regione. Con l’art.1 comma
4 lettera b del decreto legge n. 98 del
9/6/2016 l’esenzione dalla responsabilità
penale o amministrativa è estesa
all’affittuario o all’acquirente. Con il
Dpcm impugnato di fronte al Tar da
Comune e Regione l’immunità è estesa
fino al 2023 in quanto entra in vigore
un nuovo cronoprogramma fissato nel
Dpcm stesso».

Ma cosa cambia dopo la recente visita
del ministro Calenda? «Al Comune e
alla Regione chiediamo che non si ceda
di un millimetro sul diritto alla legalità.
Ritirare il ricorso al Tar significherebbe
rinunciare ad una verifica di legalità
sull’operato del
governo che con un decreto ritiene
di spostare al 2023 adempimenti
importantissimi per la messa a norma
degli impianti. Abbiamo letto
sulla nuova autorizzazione Aia che
persino i certificati di prevenzione
incendi degli impianti più pericolosi
verrebbero differiti al 2023 quando dovrebbero essere già pronti. Non si
può far vivere i lavoratori e l’intera
città nel pericolo.

Noi sosteniamo e
sosterremo l’azione del Comune e della
Regione se la Regione e il Comune si
impegneranno sul ripristino della vera
legalità compromessa da questo Dpcm
che consente di estendere l’immunità
penale ai nuovi padroni dell’Ilva fino
al 2023. La questione dell’immunità
rappresenta oggi il vero baricentro di
tutta la questione».

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