23 Gennaio 2022 - Ultimo aggiornamento il: 22 Gennaio 2022 alle 18:30:38

Cronaca

​Sarah e Sabrina, l’avvocato Coppi ritorna ad Avetrana​

​Un delitto diventato fenomeno mediatico, una condanna che continua ancora adesso a dividere e far discutere​


L’omicidio del secolo. Il processo più
discusso. La realtà che si fonde con la televisione in
un rimpallarsi straniante. Il turismo dell’orrore e i
giornalisti in via Grazia Deledda.

Cosa resta, oggi,
del delitto di Avetrana?

Resta il dolore che non può
passare; quello di due genitori che hanno perso una
figlia, ammazzata brutalmente, e gettata in un pozzo,
come fosse una ‘cosa’, un oggetto. Ma restano – dice
lui – anche i fantasmi che tormentano chi ha attraversato
da assoluto protagonista la storia d’Italia e che
ad Avetrana, in un Salento lontanissimo dal glamour
e dalle immagini patinate, ha trovato i suoi rimpianti.
Lui è Franco Coppi. Non un semplice penalista. Il Corriere
della Sera, che pochi giorni fa lo ha intervistato,
lo ha definito «fra i più stimati e autorevoli avvocati
italiani».

E proprio Coppi, al Corriere, ha confessato
che «in questi ultimi anni ho sentito sulla mia pelle
l’ingiustizia di alcune decisioni che sono diventate
un peso insopportabile». Il riferimento è proprio ad
Avetrana, al delitto Scazzi, alla condanna all’ergastolo,
ormai definitiva, inflitta a Sabrina Misseri. «Non mi
stancherò mai di ripetere che la sua è una pena ingiusta,
mostruosa. Sapere di non essere riuscito a dimostrare
la sua innocenza non mi fa dormire la notte (…) Quella
condanna mi ha segnato così profondamente che ho
pensato davvero di abbandonare la professione». A far
cambiare idea al Professore, «il senso di responsabilità
verso i colleghi dello studio e le cause che sto seguendo.

E poi una persona che stimo molto mi ha detto: in futuro
quella ragazza potrebbe avere ancora bisogno di te, se te
ne vai non la potrai più aiutare. È vero, e io spero ancora
di esserle utile. Nel frattempo ci scriviamo. Lei sa del
mio amore per gli animali e assieme alle lettere mi manda
disegni di animali bellissimi che fa con le sue mani».
Ecco, il fatto che una personalità come Coppi, l’avvocato
di Andreotti e Berlusconi, di Vittorio Emanuele di Savoia,
l’uomo che ha salvato i potenti, che ha difeso presidenti
e principi, grand commis e boiardi di Stato, torni con i
suoi pensieri qui, ad Avetrana, meno di 7.000 anime, dove
la provincia di Taranto si fonde in quella di Brindisi e
Lecce, la dice lunga su come il caso Scazzi sia diventato
una pietra miliare nella storia nera del Paese.

LA NUOVA BATTAGLIA LEGALE

A gennaio potrebbe aprirsi un nuovo fronte legale,
quello della richiesta di risarcimento da parte della
famiglia Scazzi. Che si affiderà agli avvocati Nicodemo
Gentile, Valter Biscotti e Luigi Palmieri, i legali
che sono diventati gli ‘angeli custodi’ di Concetta
Serrano, la madre di Sarah e sorella di Cosima, anche
lei condannata per l’omicidio, di papà Giacomo e del
fratello della vittima, Claudio. Un passaggio, quello
dei risarcimenti, per i quali si è aspettato che le sentenze
nel processo-madre (sono nati altri procedimenti
‘minori’) diventassero definitive.

IL VERDETTO DELLA CASSAZIONE

L’ultimo atto del processo è quello dello scorso 21
febbraio, quando in Cassazione sono stati confermati
gli ergastoli per Cosima Serrano e Sabrina Misseri,
madre e figlia, condannate in Corte di Assise e in
Appello per l’omicidio della 15enne Sarah Scazzi,
rispettivamente nipote e cugina delle due imputate,
strangolata il 26 agosto del
2010 ad Avetrana.

«Secondo me è una sentenza
giusta, netta ed equilibrata, fatta
sulla base di prove certe e di
un lavoro che non è durato un
mese o un anno ma tanti anni,
da parte di persone fortemente
motivate che hanno fatto una
cosa eccezionale», ha commentato
alle agenzie di stampa
Claudio Scazzi, fratello di Sarah.
Insieme a lui a Roma, ad
attendere il pronunciamento,
c’era anche il padre Giacomo.
«Secondo me tutto il Paese – ha
aggiunto – deve ringraziare le
persone che hanno lavorato a questo caso che hanno
dimostrato che in Italia la giustizia c’è, magari non
sempre, ma ogni tanto c’è».

Claudio Scazzi ha confermato
che la madre, Concetta Serrano Spagnolo, che
si trova ad Avetrana, è stata informata della sentenza.
“Anche lei si è sempre affidata alla Procura – ha detto
– e siamo stati sempre fiduciosi nel loro lavoro. In
Italia ci sono persone che lavorano con coscienza e
poi i risultati arrivano. Sarah ha ricevuto giustizia».

OTTO ANNI PER ZIO MICHELE

Anche per Michele Misseri, lo zio di Sarah, la Corte
di Cassazione ha confermato la condanna a 8 anni per
concorso in soppressione di cadavere. Misseri venne
arrestato il 6 ottobre del 2010, la sera in cui fece
ritrovare agli inquirenti il corpo della ragazza in un
pozzo di contrada Mosca, per essere scarcerato nella
tarda primavera del 2011, perché nel frattempo aveva
chiamato in correità la figlia Sabrina e, poi, l’aveva
accusata di essere l’unica responsabile dell’omicidio.

GLI ALTRI IMPUTATI

Tutti i ricorsi contro la sentenza di Appello sono stati
rigettati, anche per gli imputati minori, da parte della
Corte di Cassazione. Confermate, quindi, le condanne
già emesse.

LE PAROLE DEL PROCURATORE

Il sostituto pg Fulvio Baldi aveva sostenuto la colpevolezza
delle due imputate al di là di ogni ragionevole
dubbio. «Sono convinto della ricostruzione colpevolista
della sentenza d’appello», basata su elementi
certi; i giudici tarantini, ha detto il rappresentante
dell’accusa, «hanno fatto a meno» delle dichiarazioni
e dei ripensamenti del contadino di Avetrana.

LE MOTIVAZIONI DELLA SENTENZA

Le motivazioni della sentenza della Cassazione sono
state depositate ad ottobre. I giudici della suprema
corte rilevano la «fredda pianificazione d’una strategia
finalizzata, attraverso comportamenti spregiudicati,
obliqui e fuorvianti, al conseguimento dell’impunità».
Sabrina «strumentalizzando i
media» deviò le investigazioni
come «astuto e freddo motore
propulsivo» verso «piste fasulle».

A fronte di questi comportamenti,
scrivono i supremi
giudici, Sabrina non ha «meritevolezza»
per la concessione
delle attenuanti generiche
richieste dai suoi difensori.
Lo sconto di pena è stato negato
dalla Cassazione anche
per Cosima Serrano dato che,
essendo una adulta matura,
invece di intervenire a placare
«l’aspro contrasto sorto» tra
Sabina e Sarah, «si era resa direttamente protagonista
del sequestro della giovane nipote partecipando, poi,
materialmente alla fase commissiva del delitto».

Sul corpo della vittima, non sono stati rinvenuti
«segni di lotta o legati al tentativo di allentamento
della cintura stretta al collo, come reazione istintiva
al soffocamento che si stava compiendo», scrivono
i supremi giudici, ricordando gli esiti di autopsia e
perizie, e la «vittima non aveva opposto alcuna resistenza».
Lo strangolamento, dunque, «non poteva
essere quindi opera di un unico soggetto – si legge
nella sentenza – ma doveva essere avvenuto per effetto
del concorso sinergico di due persone, l’una che aveva
posto in essere la specifica azione di soffocamento da
dietro alla vittima, e l’altra che le aveva inibito ogni
tentativo di difendersi e, altresì, ogni chance di fuga».
Le «uniche due persone presenti in casa», rileva la
Cassazione, erano proprio Sabrina Misseri e Cosima
Serrano.

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