23 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 22 Aprile 2021 alle 15:06:21

Cronaca

Ilva, in rada le navi attendono di scaricare


TARANTO – Nel giorno in cui è atteso il parere sulla facoltà d’uso all’Ilva, la rada di mar Grande è popolata da navi che attendono di scaricare minerale all’azienda. Nonostante i blocchi ai rifornimenti, infatti, questa mattina tutti i tarantini hanno potuto notare le grandi navi alla fonda nel mar Ionio. Entro fine mese è atteso anche l’arrivo di nave Gemma, ammiraglia della flotta del colosso siderurgico. Intanto oggi dovrebbe arrivare il parere sulla facoltà d’uso. Stamattina i custodi amministratori (Barbara Valenzano, Emanuela Laterza, Claudio Lofrumento) hanno effettuato un sopralluogo in azienda, poi si sono recati in tribunale dove hanno incontrato il procuratore Franco Sebastio. Nel pomeriggio dovrebbero presentare la relazione sul piano da oltre 400 milioni illustrato da Bruno Ferrante l’altro ieri.

Al responso della Procura e del gip si lega la possibilità che l’Ilva abbia, come chiesto dal presidente, il via libera a quella “minima capacità produttiva” che viene ritenuta essenziale per risanare gli impianti, tutelare i posti di lavoro e pagare gli stessi investimenti. Sabato scorso il procuratore Sebastio aveva ribadito che non c’è la facoltà d’uso. “Il sequestro degli impianti dell’area a caldo dell’Ilva – aveva precisato Sebastio in una nota – impone l’eliminazione delle emissioni inquinanti e pericolose e all’uopo inibisce qualunque attività produttiva degli impianti sequestrati”. Già ieri il procuratore capo aveva riunito il pool di magistrati che assieme a lui si occupano dell’inchiesta per decidere quale parere esprimere sulla richiesta del gruppo Riva. Un via libera all’azienda comunque potrebbe frenare il piano dei custodi, notificato lunedì, che prevede il progressivo spegnimento e rifacimento di tutti gli impianti sequestrati. Ferrante ha sostenuto che “gli interventi richiesti sono in linea con le prescrizioni dei custodi e del Riesame”, ma invece ci sono diverse indicazioni tra le prescrizioni dei custodi e le indicazioni dell’Ilva per risanare l’area sotto sequestro. Al momento sembra difficile ipotizzare che il piano dell’Ilva possa essere accettato e che la procura o il gip possano tornare indietro sui loro passi. A quel punto l’occupazione sarebbe a rischio. Un fenomeno già innescato nell’indotto dove si profila cassa integrazione o ferie forzate per 490 addetti di Semat e Edil Simer del gruppo Trombini da anni presenti nell’Ilva nel rifacimento degli impianti.

Serena Scarinci

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