19 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 18 Aprile 2021 alle 17:24:06

Cronaca

Facoltà d’uso. Verso il no scontato della Procura


TARANTO, 8/10/2007 DR. SEBASTIO

TARANTO – Al momento in cui andiamo in stampa la procura di Taranto non ha ancora diffuso la notizia sul parere della richiesta di Ilva di lasciare all’azienda la facoltà di produrre e tuttavia la decisione appare scontata. L’attesa è per il parere della procura sia sul piano di interventi immediati da oltre 400 milioni presentato dall’Ilva sia sull’istanza dell’azienda di mantenere la “minima capacità produttiva”. E’ già negativa la valutazione dei custodi giudiziari – Barbara Valenzano, Emanuela Laterza, Claudio Lofrumento – che ieri hanno consegnato a Sebastio e ai pm che indagano per disastro ambientale una nota scritta con la quale bocciano il piano.

Il parere della procura, atteso per le prossime ore, appare quasi scontato visto che più volte lo stesso Sebastio ha ribadito che la mancanza di facoltà d’uso non prevede produzione. Al responso della procura e del gip si lega la possibilità che l’Ilva abbia, come chiesto dal presidente, il via libera a quella “minima capacità produttiva” che viene ritenuta essenziale per risanare gli impianti, tutelare i posti di lavoro e pagare gli stessi investimenti. “Alla Procura abbiamo chiesto – aveva spiegato Ferrante – di mantenere l’attività minima strategica, così come indicato anche dal Riesame. Il mantenimento della minima attività strategica produttiva è necessario per perseguire contemporaneamente la tutela dell’ambiente, della salute, dei posti di lavoro e il risanamento ambientale”. Sabato scorso il procuratore Sebastio aveva già ribadito che non c’è la facoltà d’uso: “Il sequestro degli impianti dell’area a caldo – aveva precisato Sebastio con una nota – impone l’eliminazione delle emissione inquinanti e pericolose e all’uopo inibisce qualunque attività produttiva degli impianti sequestrati”. Alle dichiarazioni di Sebastio si aggiunge anche il dispositivo dei custodi, notificato lunedì, che prevede il progressivo spegnimento e rifacimento di tutti gli impianti sequestrati. Ferrante sostiene che “gli interventi richiesti sono in linea con le prescrizioni dei custodi e del Riesame”, ma le indicazioni sono differenti. Per questo al momento sembra difficile ipotizzare che il piano dell’Ilva possa essere accettato e che la procura o il gip possano tornare indietro sui loro passi.

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