23 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 23 Aprile 2021 alle 15:58:51

Cronaca

La Uilm- Uil pronta a scendere in strada


TARANTO – Dopo il parere negativo della procura al piano di Ferrante e alla richiesta di continuare a produrre, il caso torna al vaglio del gip. All’inizio della prossima settimana dovrebbe arrivare la decisione di Patrizia Todisco in merito all’istanza dell’azienda. Sembra difficile ipotizzare che il piano dell’Ilva possa essere accettato e che il gip possa tornare indietro sui suoi passi. “Siamo pronti a tornare a protestare in strada. Non permetteremo che venga spento lo stabilimento” ha detto questa mattina Antonio Talò della Uilm-Uil. Il sindacalista ha spiegato: “Aspettiamo la decisione del gip; è chiaro che l’llva deve fare di più per il risanamento dell’area posa sotto sequestro, ma se ci dovessero impedire di lavorare, ritornerebbero in auge le ragioni per le quali abbiamo protestato in massa a luglio. Siamo disposti anche a ritornare a manifestare in strada, in difesa del lavoro”.

La pensa diversamente invece Mimmo Panarelli, della Fim-Cisl: “Se ci dicono che non dobbiamo produrre, vuol dire che dobbiamo chiudere. Non escludiamo di tornare in strada se dovesse esserci, da parte della magistratura, un attacco diretto nei confronti dell’azienda, ma per il momento tutto si gioca sull’avvio delle bonifiche; la strada è quella della messa a norma degli impianti. E poi ci sentiamo confortati anche dalle dichiarazioni di ieri di Clini”. La posizione della magistratura infatti dovrà misurarsi con quella del ministro Clini, pronto a rivendicare le proprie competenze. Clini ha infatti attaccato la procura: “L’autorizzazione che consente all’Ilva l’esercizio degli impianti compete al ministero dell’Ambiente. Rilascerò entro fine mese l’Aia e l’azienda sarà tenuta a rispettarla. Nel caso in cui si creasse un conflitto o una divergenza credo dovrà essere assolutamente risolto secondo quanto prescritto dalla legge. So qual è il mio compito e conosco quelli della magistratura”. Intanto ieri mattina decine di lavoratori si sono radunati all’interno dello stabilimento, nell’area della direzione per protestare. E’ sempre più incerto il futuro dello stabilimento siderurgico dopo che la procura ha ufficializzato il no agli interventi che l’azienda si è detta disponibile ad attivare per abbattere le emissioni nocive. Il parere della procura è in linea con quello dei custodi; gli incaricati del tribunale avevano già bocciato le proposte del colosso perché inadeguate a garantire l’abbattimento delle emissioni. Sul piatto c’erano i 400 milioni di euro per ammodernare l’area a caldo e ottenere la facoltà d’uso di quei reparti a fini produttivi. Ma “gli interventi sono assolutamente inadeguati per fermare le emissioni inquinanti dagli impianti”, è stato scritto nella relazione tecnica. Per l’Ilva è una vera e propria batosta. I custodi giudiziari – Barbara Valenzano, Emanuela Laterza, Claudio Lofrumento – hanno indicato la necessità di adottare una serie di misure, come lo spegnimento e il rifacimento di tre alforni e delle batterie. Ma ieri hanno anche autorizzato le navi, la Cape Provvidence” e la “Sea Rose”, allo scarico a mare. Alla base della decisione la “carenza di giacenza di fossili e minerali per l’agglomerazione”. Non solo: l’Ilva produrrebbe in questi giorni come non mai. “Giovedì in azienda si è prodotto l’ennesimo record di 80 colate – ha denunciato Francesco Rizzo, della Unione sindacale di base (Usb)”. Prosegue anche lo scontro, a colpi di querele, tra il ministro Clini e il leader dei Verdi Angelo Bonelli, sui dati del progetto Sentieri relativi alla mortalità e all’inquinamento a Taranto. Per diffondere gli stessi, domani (dalle 10 alle 13 e dalle 17.30 alle 21.30) il comitato Donne per Taranto sarà in piazza della Vittoria.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

Ti potrebbero interessare anche