28 Novembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 28 Novembre 2021 alle 08:11:24

Cronaca

​Convegno a rischio, che figuraccia​

​Polemiche sul taglio dei fondi regionali ​


E’ chiaro che a
qualsiasi persona della Magna
Grecia, in particolare, ma anche
dell’archeologia, in generale, può
non importare alcunché.

Così come
della cardiochirurgia, fino a quando
non se ne dovesse avere bisogno,
dell’astrofisica, del teatro lirico,
della critica d’arte, del balletto, della
biochimica, della ricerca storica
e degli studi filosofici… e l’elenco
potrebbe continuare a lungo. Non
è “robbe ca se mange”, potrebbe
dire qualcuno della maggioranza
linguistica locale, riecheggiano
il ben noto aforisma di Giulio
Tremonti “con la cultura non si
mangia”.

E meno male che nella
loro foga al ribasso, al populismo
becero, ad un malapartismo arracanato
non arrivano al “quando sento
parlare di cultura metto mano alla
pistola”, frase attribuita al genio
del male della propaganda nazista,
Goebbels, ma in realtà utilizzata
da Von Schirach, il capo della
Hitlerjugend, che l’aveva tratta da
uno sconosciuto dramma del non
meno sconosciuto drammaturgo
Hanns Johst.
La questione non è se la Magna
Grecia, col suo Convegno internazionale
di studi che si tiene in
Taranto ininterrottamente dal 1961,
ogni anno, possa e/o debba essere
“popolarizzata”, come pretendono
ogni tanto vari personaggi; che
magari sono prontissimi a spiegare
agli archeologi come dovrebbero
tenersi, e di che cosa dovrebbero
parlare, i convegni di archeologia
(ma la stessa cosa vale per congressi
di astrofisica, di argomento giuridico
o medico e via seguitando).

La questione è che l’alta cultura,
come la ricerca di base, produce
effetti alla lunga, mai immediatamente
misurabili, meno che mai
con un metro ragionieristico o
economicistico. E non può essere
giudicata col metro del gusto personale
e della “popolarità” o liquidata
col “ce me ne futte a me”.
Tra gli effetti che il Convegno Magna
Grecia ha peraltro prodotto, da
subito, c’è quello che auspicava il
suo ideatore, Carlo Belli: il nome di
Taranto è stato rimesso in commercio
nei circoli internazionali di alta
cultura.

E l’immagine di Taranto
ne ha tratto giovamento. A livello
planetario.
Il Convegno si tiene a Taranto, che
della Magna Grecia fu una delle
città più illustri, e fu l’ultima a
capitolare. La luce che proietta
su Taranto può essere utile per
fugarne almeno in parte le troppe
ombre che si addensano sulla nostra
comunità. E costa poco, molto
poco, il Convegno.
Si vuol tessere intorno ad esso, ed
all’istituzione scientifica che lo
organizza, l’Isamg (Istituto per la
storia e l’archeologia della Magna
Grecia), una trama di iniziative
collaterali e divulgative? Ben
vengano. Sapendo che hanno un
costo, beninteso, e che non possono
autofinanziarsi; così come,
meno che mai può autofinanziarsi
il Convegno.

E che sono una cosa
diversa dal nocciolo scientifico del
Convegno.
Come che sia, un finanziamento
strutturale per i Convegni e l’Isamg
va trovato. La figuraccia
planetaria di aver messo a rischio
di soppressione una manifestazione
culturale unica al mondo per
durata e rilevanza per aver negato
un contributo di 21mila euro serva
da monito. Perseverare sarebbe
davvero satanico.
Perché per i pubblici poteri negare
i finanziamenti ad una manifestazione
come il Convegno Magna
Grecia è peggio che un crimine: è
un errore.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

Ti potrebbero interessare anche