27 Luglio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 27 Luglio 2021 alle 15:53:00

Cronaca

​L’uomo di Sofferetti​

Una storia di fede, visioni, stimmate


C’è sato un tempo in cui
Angelo Giannico considerava i preti
dei «mangiapane a tradimento».

Non
immaginava, a quel tempo, che proprio
lui, tanti anni dopo, sarebbe diventato
un testimone di fede e simbolo per
migliaia di uomini e donne che proprio
grazie a lui hanno vissuto un percorso
di conversione. Ai suoi funerali, nella
sua Talsano, c’erano centinaia di persone.
Molti di coloro che, in questi ultimi
trent’anni, lo hanno seguito e si sono
rivolti a lui nll’incessante pellegrinaggio
nella sua casa di via San Michele.
Il nome di Angelo Giannico è indissolubilmente
legato a Sofferetti, una
minuscola frazione in provincia di
Cosenza, diventata famosa per le presunte
apparizioni mariane. Prima del
suo viaggio verso Sofferetti, Angelo
lavorava in Arsenale. Fino ad un giorno
del 1983, quando un infortunio sul
lavoro lo costringe a vivere immobile,
ingabbiato in un busto metallico. Per
i medici non c’è soluzione.

Dove non
può la scienza, può forse la fede? La
moglie Maria lo convince: Angelo si
decide ad un pellgrinaggio in quella
remota località nel cuore della Calabria.
è lì che si compie il miracolo di
Angelo. Lo raccontano oggi gli amici
che ne portano viva la testimonianza
nell’abitazione di via San Michele:
«Quando arrivammo a Sofferetti, aiutammo
Angelo a scendere dall’auto e
lui ebbe la visione della Madonna. Il
sole era diventato di colore azzuro,
due nuvole si fusero al suo interno e
presero le sembianze della Madonna
col bambino. Scoppiammo tutti a
piangere».
Una settimana dopo Angelo torna a
Sofferetti. Un ragazzo che pregava
nel luogo delle apparizioni gli segna
la croce sulla schiena con un pugno
di terra. Davanti ad una folla colma di
stupore, Angelo si libera del busto, si
sdraia e poi si rialza da solo dirigendosi
verso l’altarino innalzato in onore
della Madonna.

«Una voce – racconta
Giuseppe, uno dei suoi amici più vicini
– gli disse: “Alzati e cammina, ciò che
hai chiesto ti è stato concesso”».
La vita di Angelo da allora inizia un
altro corso. Costellato da visioni della
Madonna, dalla formazione di stimmate
e da fenomeni inspiegabili, come
la scrittura di messaggi in aramaico e
in latino, lingue a lui del tutto ignote.
Miracoli? Suggestioni? Nessuno può
dirlo. La Chiesa non si è mai pronunciata
ufficialmente su quest’uomo di
modesto grado di istruzione diventato
egli stesso meta di pellegrinaggi.

«Angelo – assicurano gli amici – ha
sempre vissuto in obbedienza alla
Chiesa. Non ha mai sfruttato il suo
miracolo a fini di lucro e non ha mai
fatto nulla che non fosse in accordo
con la Chiesa».
Aveva due padri spirituali che lo hanno
seguito in questi anni: il tarantino don
Giacinto Magaldi e papàs Giovanni
Cassiano, parroco di San Michele
Arcangelo, chiesa di Sofferetti, di
rito greco bizantino. Quella Sofferetti
che Angelo non raggiungeva più da
qualche tempo per motivi di salute.
Alle pareti del suo appartamento ci
sono le foto che lo ritraggono con diversi
sacerdoti e anche le benedizioni
arrivate direttamente dal Vaticano.
In questi trent’anni, a Taranto, ha
ricevuto l’abbraccio di tre vescovi:
l’attuale cardinale Salvatore De Giorgi,
monsignor Benigno Papa e monsignor
Filippo Santoro.

Il 16 febbraio, giorno della sua morte,
in moltissimi lo hanno pianto. «Angelo
– dice Carmela, altra persona che gli
è stata vicino – non era un mago. Lui
è stato uno strumento nelle mani di
Dio. Il suo vero miracolo è stato quello
di portare alla conversione del cuore
tante anime smarrite».

Enzo Ferrari
Direttore Responsabile

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