17 Ottobre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 17 Ottobre 2021 alle 22:58:00

Cronaca

​Topi, blatte e rifiuti nel silenzio generale​

​Lettera del titolare di una attività commerciale di Porta Napoli: Stop al degrado civile ed istituzionale​


Il Ponte di Pietra

Da Eliseo Leo, titolare di una attività commerciale a Porta Napoli, riceviamo e pubblichiamo.

Non cerco vetrina o ribalta, ma soluzioni e alternative al degrado civile ed istituzionale. Sono un cittadino ed un tifoso di Taranto, delle sue potenzialità e della sua possibilità di cambiare. Da anni ho aperto un’attività a Porta Napoli, una piccola impresa che dà speranza a quattro famiglie, tra cui la mia. Lavoriamo ogni giorno, nel rispetto l’uno degli altri, con serietà e professionalità, come una piccola grande squadra… Ci alziamo alle 6 del mattino, prendiamo un caffè, alziamo la saracinesca, ci impegniamo a soddisfare i nostri clienti ed a vivere invece che di sopravvivere.

Ma ci troviamo da anni a combattere contro due nemici più forti di noi: il degrado ambientale e la negligenza delle Istituzioni. Ho spesso l’abitudine di fare lunghe passeggiate, immerso nei miei pensieri, per le vie della mia amata città, avendo come meta preferita, il lungomare, passando poi da via Garibaldi in Città Vecchia fino a Porta Napoli, dove risiede la mia attività. Indubbiamente ogni tarantino conosce, come me, lo spettacolo che accompagna questo nostro andare, poiché la vista ne è appagata, rasserenando l’animo.

Tutto sembra perfetto in quel tripudio di colori e rumori, finché non si oltrepassa il Ponte di Pietra, il cui attraversamento, ha sempre comunque, la capacità di emozionarmi per quel suo essere sospeso sul tempo e sul mare. Ma ecco che l’atmosfera cambia di colpo e sembra di venire catapultati in un’altra realtà che raggiunge il suo apice nella strada alle spalle della mia attività, li dove ricevo ogni giorno i miei amici e clienti e dove presento il nostro biglietto da visita. L’ingresso principale sul principale degrado, quel degrado che ti colpisce in tutta la sua crudezza: accumuli di immondizia, che sembrano essersi arresi e mostrano la propria miseria con i loro sacchi neri squarciati e traboccanti, profilattici abbandonati, legna accatastata, mobili rotti ed usati come le anime che li hanno depositati, ferraglie vecchie ed arrugginite, cibo avariato e mangiucchiato.

Un vociare confuso che si rincorre in quella stradina chiusa al traffico e spenta, ma che sembra avere mille occhi, occhi di topi che scorrazzano indisturbati, ingrossati da veleni e blatte gigantesche che sembrano essere mutate geneticamente… non hanno paura di nulla, neanche dei cani o dei gatti che li inseguono famelici. Poche finestre, tutte chiuse, s’affacciano su quell’angolo di inciviltà, ed ovunque casse di birra appoggiate alle pareti, anzi per meglio dire, pareti che si appoggiano alle casse di birra. Ripenso a quella che era un tempo Porta Napoli di inizio secolo, il quartiere degli artigiani e del commercio, pieno di carretti, di giocatori di dadi, del fervore di una dogana perfettamente funzionante, il ponte dei piccoli ristoranti con i tovaglioli di stoffa pesante, il quartiere dei grandi oleifici e dei produttori di bilance, invaso ora di sera da spacciatori, ubriachi e prostitute di ogni dove.

Ed è a questo punto che la verità ti prende a schiaffi. Ti svegli e capisci che è inutile chiedersi perché in questa zona della città resistono ed insistono ancora solo pochissime attività, quella stessa zona che anni fa fu destinataria di una pioggia di milioni di euro e dove oggi si riversa solo una pioggia di pattumiera incontrastata e lasciata li come un monumento alla inciviltà. E mentre guardi le saracinesche abbassate ed un silenzio assordante ti avvolge, maledici tutti quei politici e funzionari che da anni parlano del rilancio di Porta Napoli fregandosene altamente del degrado in cui ci hanno relegato nonostante le nostre mille segnalazioni e fregandosene dell’angolo triste in cui hanno relegato i miei sogni di imprenditore e mortificato i miei diritti garantiti dalla Costituzione in un paese civile.

Da anni continuo a contattare la Direzione dell’Amiu di Taranto e l’Amministrazione comunale venendo ogni volta ignorato e deluso come uomo e cittadino. Il 5 Gennaio del 2018 (per chi lo volesse posso inviare documento) ho provveduto ad effettuare regolare denuncia di segnalazione ed abbandono rifiuti agli uffici preposti. Oggi l’unica domanda che mi resta e che affiora sulle mie labbra è questa: Dobbiamo andarcene da questa città e portare via lavoro, economia e soldi, oppure dobbiamo ancora sperare che le nostre istituzioni si sveglino e ritornino ad essere al fianco del cittadino?

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