31 Luglio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 31 Luglio 2021 alle 20:35:00

Cronaca

​«Così alla Asl abbiamo smascherato la truffa»​

Il direttore generale Stefano Rossi svela i retroscena


«Le nostre procedure
di verifiche interne hanno funzionato.
Siamo stati noi, infatti, a segnalare alla
Polizia Giudiziaria e ai Carabinieri del
Nas le anomalie di quella vicenda».

Quella che, per intenderci, ha fatto
scattare l’inchiesta che coinvolge
l’imprenditore Armando Parnasso
– già noto per le vicende giudiziarie
che travolsero l’Asl negli anni ‘90 – e
tre dipendenti della stessa Asl. Una
presunta truffa da oltre 300mila euro.
Direttore, ci dica come è andata.
Sono arrivato alla Asl nel 2015 e ho
verificato che l’azienda aveva una
causa civile pendente nonostante già
l’anno prima fosse stata sottoscritta
una transazione che avrebbe dovuto
definire il giudizio. A quel punto abbiamo
acquisito la documentazione e,
compreso che c’erano delle anomalie,
abbiamo allertato chi di competenza».

I dipendenti della Asl coinvolti in
questa storia sono però tuttora in
servizio.
Ne sono in servizio soltanto due
(Domenico Semeraro e Liana De
Pasquale, ndr). L’altra persona coinvolta
(Rossella Fischetti, ndr) aveva
già esaurito il suo rapporto di lavoro
con noi perché il suo contratto a termine
era scaduto. Per i due dipendenti
in servizio scatterà, come da prassi,
il procedimento disciplinare. Tutto
sarà svolto dall’Ufficio Procedimenti
Disciplinari che farà autonomamente
le sue valutazioni sul caso.
Quali meccanismi servono per pre
venire o fermare situazioni come
questa?
Occorre soprattutto l’occhio vigile del
buon padre di famiglia, come è successo
in questa circostanza.

Presunta truffa a parte, come giudi
ca lo stato di salute della Asl?
Direi che è ottimo, anche se bisogna
fare i conti con a ristrettezza di risorse.
Ma questo è un problema per tutte le
pubbliche amministrazioni.
Resta però il problema dei servizi
offerti…
Proprio in questi giorni abbiamo
inaugurato la nuova sede del distretto
sanitario di Manduria, dove sono operativi
tutti gli ambulatori specialistici.
La nostra sfida è quella di portare
lì almeno quattro medici di base, in
modo da integrare medicina di base
e specialistica in un unico plesso. Per
il resto, tutte le strutture ospedaliere
sono funzionanti: il Moscati è indirizzato
verso l’oncologia mentre al San
Marco di Grottaglie c’è già la gara per
realizzare il Presidio di riabilitazione
con 40 posti letto a disposizione; nel
frattempo continuano ad esserci medicina,
ortopedia e chirurgia generale.

Sono particolarmente accese le
polemiche per il sovraffollamento
del pronto soccorso del Santissima
Annunziata.
Vanno chiariti alcuni aspetti. Innanzitutto
va detto che se tante persone
si recano al pronto soccorso è perché
lì sanno di avere delle risposte. Se le
permanenze sono lunghe è proprio
perché i pazienti vengono sottoposti
ad esami, analisi, controlli e tutto
questo richiede tempo. Non ricevono
un trattamento mordi e fuggi e vanno
via avendo avuto delle risposte. L’attesa
a volte lunga per ricevere risposte non
è sintomo di cattiva sanità.
Abbiamo visto pazienti in barella
sistemati negli uffici amministrativi.
Esiste un problema di spazio. Consideriamo
che il Ss. Annunziata è degli
anni ‘50 e non risponde affatto agli
standard di un ospedale moderno. Poi
c’è da considerare che dei circa 1300
posti letto di Taranto e provincia, oltre
600 sono presso le strutture private
accreditate che non hanno i servizi di
urgenza, per cui ci si dirige verso il Ss.
Annunziata.

Enzo Ferrari
Direttore Responsabile

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