22 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 22 Aprile 2021 alle 15:06:21

Cronaca

Quelli dell’Apecar: “Se ci sono blocchi ci pensiamo noi”


TARANTO – “Nel caso ci fossero dei blocchi, siccome siamo un movimento pacifico e siamo convinti delle nostre ragioni, andremo dai lavoratori che manifestano e tranquillamente continueremo a parlare delle nostre idee e soprattutto ad invitarli a pensare con la propria testa”. Parla così Cataldo Ranieri, dipendente Ilva e componente del Comitato Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti, sulle eventuali manifestazioni annunciate per i prossimi giorni da alcuni sindacalisti, in difesa dell’occupazione. “Non permetteremo che avvenga ancora la guerra tra i lavoratori e noi del comitato. All’azienda fa comodo questa divisione, ma noi dobbiamo essere uniti – continua Ranieri. Non abbiamo paura del confronto, anzi. Per questo più volte, alle nostre assemblee, abbiamo anche invitato i sindacalisti”.

Ranieri, a nome del Comitato, spiega che l’Ilva deve impegnarsi per il risanamento degli impianti. “Se hanno davvero intenzione di mettere a posto lo stabilimento, allora mettano fuori i soldi necessari – afferma – perchè i cittadini, se l’azienda chiuderà, devono sapere che non è colpa della magistratura o delle istituzioni”. E poi anche su facebook aggiunge: “I lavoratori devono essere uniti per pretendere un lavoro che non uccide, pretendere chiarezza sulle reali intenzioni, se esistono, di adeguare gli impianti e fare acciaio pulito. Senza questi presupposti, lo stabilimento è destinato a chiudere e la colpa sarà solo di chi non vorrà investire per salvaguardare le vite e la salute dei lavoratori e dei cittadini di questo territorio. Il quesito che tutti noi dobbiamo porci è il seguente: quanto sono disposti ad investire azienda e Stato per salvaguardare la nostra salute e garantire il lavoro? Fino a quando subiranno il ricatto occupazionale, fino a quando i lavoratori non capiranno la scelta da fare, allora non sapremo mai le reali intenzioni dell’azienda”. E sullo stesso socialnetwork, dove ormai la questione ambientale tarantina tiene banco, anche Alessandro Marescotti scrive: “Credo che dovremmo organizzare a Taranto una fiaccolata per chiedere l’arresto dei politici coinvolti nell’inchiesta “Ambiente venduto” su Ilva e inquinamento”.

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