Cronaca

​«L’Ilva allo sbando: abbandono senza fine»​

Anmil e Usb dopo l’ultimo infortunio


Vorremmo che la nostra
Associazione scomparisse, che
non avesse più ragione d’esistere,
che consacrasse il suo successo con
il suo scioglimento, e invece ancora
oggi siamo qui a commentare,
con profondo senso di sconfitta,
l’ennesimo incidente sul lavoro
all’interno dello stabilimento Ilva
di Taranto.

Così il presidente dell’Anmil
Taranto, Emidio Deandri, che
commenta quanto accaduto oggi
intorno alle 16 nel Siderurgico.
Si tratterebbe dell’ennesima storia
di infortunio che colpisce ancora
una volta un giovane operaio, vittima di un ingranaggio che avrebbe
in parte compromesso stritolato
uno degli arti superiori.
Gli schemi in quella fabbrica sono
saltati, così come saltati i livelli di
responsabilità che oggi costringono
i lavoratori a vivere di fronte ad una
doppia condizione di precarietà
– dice Deandri – quella occupazionale
e salariale e quella sulle
condizioni di sicurezza.

L’Anmil anche questa volta sarà accanto
al lavoratore vittima dell’incidente.
“Le cause sono ancora da stabilire
con precisione, ma con ogni probabilità
il lavoratore sarà scivolato a causa delle pedane in legno non
idonee ad essere usate come piano
calpestio, in quanto facilmente
impregnabili tra umido e olio –
spiega Francesco Rizzo, coordinatore
provinciale USB Taranto -.
Losavio lavorava sul tornio, una
macchina certificata Ce del 2004”.
“Quest’ennesimo infortunio dimostra
come l’azienda sia trascurata
e inadatta al lavoro in sicurezza.
Sono ormai anni che denunciamo
questo stato di abbandono a
cui nessuno pone fine”, conclude
Rizzo.

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