28 Gennaio 2022 - Ultimo aggiornamento il: 28 Gennaio 2022 alle 09:58:00

Cronaca

​Un magistrato tarantino arrestato per corruzione​

È ai domiciliari a Roma. Preso anche Stefano Ricucci


Il noto imprenditore Stefano
Ricucci e il magistrato di origine tarantina
il 52enne Nicola Russo, giudice della
Commissione tributaria del Lazio e
consigliere di Stato, già sospeso dal
servizio, sono stati arrestati dalla Guardia
di Finanza.

L’accusa nei loro confronti
contestata dalla Procura della Capitale è
corruzione in atti giudiziari.
Arrestato anche un altro imprenditore,
Liberato Lo Conte. Secondo l’accusa
l’accordo prevedeva l’aggiustamento di
una sentenza in cambio di denaro e altre
utilità.
I due imprenditori sono stati condotti
in carcere mentre per il magistrato sono
scattati gli arresti domiciliari.

Le indagini
sono collegate all’operazione che a luglio
del 2016 portò in carcere per reati tributari
lo stesso Ricucci.
I successivi accertamenti degli
investigatori del Nucleo di polizia
economico-finanziaria delle Fiamme
gialle di Roma hanno fatto venire a
galla un accordo tra il giudice Russo
e i due imprenditori in relazione ad un
contenzioso tributario tra una società e
l’Agenzia delle Entrate.
Dai documenti sequestrati nel 2016, è
emerso che Russo, come scrive il gip
nell’ordinanza di custodia cauteare, già
prima della decisione della Commissione
tributaria, era legato ai due imprenditori “da vincoli di fiducia basati sull’amicizia,
comune colleganza di interessi e
frequentazione”.

Avrebbe dovuto dunque
astenersi in quanto in conflitto di interessi,
secondo gli inquirenti, ed invece fu
il relatore ed estensore della sentenza
d’appello, che ribaltò, a favore della
società , il precedente provvedimento
emesso dalla commissione tributaria
provinciale.
In cambio, scrive ancora il giudice per
le indagini preliminari, avrebbe avuto
“regalie e disposizioni economiche
di favore” consistenti tra l’altro, nel
pagamento di cene e serate in hotel,
ristoranti e locali notturni romani.
Ora il giudice di origini tarantine è agli
arresti domiciliari.

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