Cronaca

​I muratori hanno tolto il cappuccio​

​“Open day” nella sede di Via Sforza. I massoni si mostrano... senza veli «Così reagiamo a chi guarda la nostra istituzione con pregiudizio»​


Il cappuccio lo hanno riposto
nel cassetto già da tempo. Il simbolo
della loro segretezza è un feticcio che
appartiene al passato.

I liberi muratori
oggi si mostrano a volto scoperto, senza
remore. Lo hanno fatto anche a Taranto,
l’1 marzo. Una sorta di “open day” nella
sede del Grande Oriente d’Italia, in via
Carlo Sforza, a Città Giardino. Giornata
della fierezza massonica, l’hanno
ribattezzata. Una piccola folla in visita:
curiosi, parenti, amici, giornalisti. E loro,
i massoni, a fare da ciceroni, a spiegare
simboli e rituali, a far conoscere il loro
tempio dal pavimento a scacchi bianchi
e neri.
Una data scelta non a caso, quella dell’1
marzo. Esattamente un anno fa, infatti,
scattarono i sequestri degli elenchi degli
affiliati e riprese la furibonda polemica
con Rosy Bindi, che da presidente della
Commissione parlamentare antimafia
aveva ordinato allo Scico della Guardia
di Finanza di “visitare” le sedi delle
obbedienze massoniche.

Un blitz bollato
dal Gran Maestro Stefano Bisi come un
atto da Inquisizione. Con la Bindi nelle
vesti di Torquemada.
«Vogliamo condividere i nostri luoghi con
il pubblico perché vogliamo abbattere il
muro del pregiudizio. È la mancanza di
conoscenza che porta a vederci in modo
distorto», spiega Luigi Fantini, presidente
del collegio circoscrizionale dei maestri
venerabili di Puglia. Una missione non
facile per chi, negli anni, è stato prima
marchiato dall’oscura vicenda della P2 e
poi dalle più recenti e presunte contaminazioni
con la ‘ndrangheta.

«Siamo noi le prime vittime di queste
situazioni», dice Fantini. «Noi siamo persone
normalissime e non siamo un’associazione
segreta. Dobbiamo distinguere
tra riservatezza e segretezza. Per entrare
a far parte della nostra associazione bisogna
avere la fedina penale pulita. La
squadra, che è uno dei nostri simboli,
rappresenta la rettitudine. La massoneria
come scorciatoia per fare carriera? Io
faccio l’agente di commercio, di quale
carriera stiamo parlando? Qui da noi
non ci sono neppure differenze di ceto:
ci sono professionisti ma anche operai.».

Fantini è massone per tradizione familiare:
prima di lui hanno indossato il
grembiulino suo nonno e suo padre. «In
casa ho respirato aria di massoneria. Per
capirla, la massoneria va vissuta. Il nostro
è un percorso esoterico di conoscenza.
Ci ispiriamo al “Conosci te stesso”».
Porprio l’esoterismo è stata la spinta che
ha portato l’avvocato Cesare Semeraro
ad affiliarsi: «Un libro, la lettura di un
libro mi ha aperto le porte a questo
mondo: “I grandi iniziati” di Edouard
Shuré. Ora sono passato alla lettura della
relazione dell’Antimafia e devo dire che
siamo noi a dover essere arrabbiati, non
Rosy Bindi».
Insomma, irrita molto il fatto che la
massoneria venga accostata alla criminalità
organizzata.

«Molti giovani si avvicinano a noi proprio perché sono in
cerca di principi etici e morali che fuori
non ci sono più».
I giovani, appunto. «L’età media – spiega
Fantini – si è abbassata di molto. Oggi
gran parte degli affiliati ha un’età compresa
fra 35 e 45 anni. Molti giovani ci
contattano anche attraverso il nostro sito
internet».
A Taranto in totale sono circa 400 i massoni
affiliati al Grande Oriente. Davvero
tanti. Un terzo di tutti gli affiliati della
Puglia. Basti pensare che della 39 logge
pugliesi del Goi, 13 sono a Taranto.
Un dato, questo, più volte venuto alla
ribalta negli anni e rimasto di difficile
decifrabilità.
C’è poi anche la parte femminile.

Nel
Grande Oriente le donne non sono ammesse,
però uno spazio per loro esiste
comunque e si chiama Ordine della
Stella d’Oriente. Il loro tempio è accanto
a quello degli uomini. Per farne parte
bisogna essere congiunte di massoni del
Goi. «Ci occupiamo di esoterismo e di
beneficenza», spiegano Marina Colella
e Annamaria Acquaviva.

«Aiutiamo
le famiglie bisognose, sosteniamo gli
studenti che non hanno grandi possibilità
economiche, abbiamo donato beni
all’ospedale Moscati e sostenuto la
mensa del Carmine. Svolgiamo iniziative
anche per sensibilizzare contro la
violenza sulle donne». Nel loro tempio
ci sono i simboli che raffigurano cinque
figure femminili bibliche di riferimento:
le punte della stella.
Tra i più illustri massoni di Taranto
c’è l’avvocato Carlo Petrone: quarantacinque
anni di massoneria nei quali ha
ricoperto tutti gli incarichi nazionali
e internazionali: «Quando entrai in
massoneria ero giovanissimo. Ero affascinato
dai richiami esoterici e storici e
dalla cultura laico risorgimentale. Qui si
esercita il confronto: nessuno ha verità
in tasca, non c’è prevaricazione dell’uno
sull’altro. È così che ci si affina per
la crescita reciproca: l’uomo impara a
donare le esperienze e le qualità che la
natura gli ha donato».

Enzo Ferrari
Direttore Responsabile

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