Cronaca

Sciopero a oltranza. Ora anche della fame


TARANTO – Aria pesante all’Ilva di Taranto. I lavoratori del colosso siderurgico sono “pronti a tutto” come hanno anche scritto su uno striscione appeso in cima agli uffici di direzione dello stabilimento. Questa notte, in attesa della decisione del gip sul piano proposto dall’azienda, si sono alternati in gruppi sull’Alforno 5. Hanno dormito a 60 metri d’altezza. I custodi giudiziali avrebbero comunicato all’azienda l’intenzione di avviare lo spegnimento dell’altoforno 5 e delle batterie 5 e 6, ma loro si oppongono: “Senza risposte certe non scendiamo, non permetteremo lo spegnimento degli impianti”. Intanto i sindacati questa mattina hanno avuto un incontro con il responsabile delle relazioni industriali dell’Ilva.

Poi altri lavoratori sono saliti su una torre del camino E312, a circa ottanta metri di altezza. I dipendenti sono pronti a tutto e alcuni di loro hanno anche annunciato lo sciopero della fame. Sul posto si sono recati anche gli uomini del 118 e del nucleo Saf dei Vigili del Fuoco, presidiano la zona pronti ad intervenire in caso di emergenza. La protesta, sorta spontanea, potrebbe proseguire anche in altre forme. Ieri quattro operai sono rimasti feriti nelle proteste all’Alcoa di Cagliari. Sempre ieri un dipendente ha consegnato una lettera al segretario provinciale della Uilm, Antonio Talò, che si è recato sul posto per manifestare la solidarietà del sindacato. “Non spezzate il mio futuro. Sono un padre di famiglia, ho costruito la mia vita su questo stabilimento” il messaggio lasciato dal lavoratore in presidio al sindacalista della Uilm che stanotte si è recato all’altoforno. “Lottiamo per il nostro posto di lavoro. Stare a 60 metri di altezza non è facile, c’è vento e fa freddo, ma è un modo per protestare. Siamo tutti padri di famiglia, abbiamo i mutui e paghiamo le tasse. Il lavoro è dignità” sostiene un altro degli operai che protesta, sperando che venga data la facoltà d’uso per l’utilizzo degli impianti. Ma la fermata dell’altoforno, insieme a cokerie e acciaieria 1, al rifacimento dell’altoforno 1 e alla dismissione con rifacimento dell’altoforno 3, è prevista nel piano predisposto dai custodi giudiziari dopo che il procuratore della Repubblica ha ordinato loro la definitiva attuazione del sequestro e il blocco produttivo delle aree sequestrate dell’Ilva. “Quello dell’Ilva appare un problema dieci volte più grave di quello della Fiat” ha detto stamattina il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti. Quello che più spaventa è l’incertezza del futuro.

Serena Scarinci

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