18 Gennaio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 18 Gennaio 2021 alle 06:47:33

Cronaca

​L’avvocato? Non è più un lavoro d’élite​

​Colloquio con Egidio Albanese presidente della Camera Penale​


Egidio Albanese, insieme ad “un forte rinnovamento, essendo stati eletti come consiglieri anche dei giovani professionisti, il cui apporto potrà contribuire ad una sempre maggiore attenzione alle prerogative degli Avvocati penalisti jonici nell’esercizio della propria attività e di conseguenza una maggiore tutela del diritto di difesa, costituzionalmente garantito”.

La Camera Penale ‘Avv. Pasquale Caroli’ ha visto nei giorni scorsi l’elezione dei suoi rappresentanti e la nomina della cariche sociali. Sono risultati eletti gli avvocati Egidio Albanese, Carlo Raffo, Enzo Fumarola, Gianluca Mongelli, Carmine Urso, Marco Pomes e Gianluca Sebastio. Successivamente si è riunito il nuovo direttivo che ha proceduto alla nomina delle cariche sociali di seguito indicate: presidente avv. Egidio Albanese, vicepresidente avv. Gianluca Mongelli, segretario avv. Carlo Raffo, tesoriere avv. Marco Pomes. Abbiamo incontrato il presidente Albanese per parlare della varie sfaccettature del pianeta giustizia a Taranto.

Nuovi professionisti sono presenti nel rinnovato consiglio della Camera Penale. Ma soprattutto i giovani avvocati vivono le difficoltà di una professione che ha “scoperto” la precarietà. Quale consiglio si sente di dare ai suoi colleghi che si affacciano all’Avvocatura?
Prendo spunto dalla Sua domanda per ringraziare – innanzitutto – i componenti del direttivo non più in carica; a loro va tutta la mia stima e gratitudine per l’impegno profuso in questi due anni. I colleghi hanno voluto che continuassi a ricoprire il ruolo di presidente. La loro fiducia mi onora e mi sprona ad essere sempre più attento ai problemi dell’Avvocatura penale. Il nuovo Direttivo si caratterizza per essere composto da professionisti giovani, dotati di grande determinazione e caparbietà, che sapranno ben operare supportando i colleghi nell’affrontare le problematiche connesse all’esercizio dell’attività di penalista. Prima tra tutte quella della “precarietà” della nostra professione.

Quella dell’Avvocato è sempre stata una delle più affascinanti professioni – e continua ad esserlo – ma se fino a qualche decennio fa poteva definirsi anche una delle più remunerative oggi non è più così. Gli ampi studi affollati di clienti e segretarie che corrono per stare al passo con le scadenze e le parcelle d’oro, ormai rimangono solo il sogno intrappolato in quel cassetto dove in molti ancora conservano il libretto della facoltà di legge. Nel calo del lavoro della libera professione degli avvocati però non si parla solo di crisi economica, anche del fatto che ormai non si è più di fronte a un lavoro di élite. Non c’è più la carriera che partiva dalla gavetta ma che poi sfociava nel successo. Sono finiti i tempi in cui si andava a sentire le arringhe di tre ore dei colleghi più anziani che ti arricchivano professionalmente; con le continue riforme su riforme ci hanno ridotto a operatori informatici. In ogni caso ad un giovane, come mio figlio Andrea, che si affaccia a questo mondo che per me rimane affascinante, direi di seguire il cuore ovvero seguire la passione con abnegazione e spirito di sacrificio. I risultati, per chi si impegna veramente, non tarderanno ad arrivare.

La tutela del diritto di difesa e l’esigenza – sempre più sentita della pubblica opinione – di maggiore sicurezza sul territorio sono compatibili? Se sì, come?
Certo che sono compatibili anche perché operano su due piani differenti. La sicurezza sul territorio è un compito delle forze dell’ordine che operano nel rispetto delle regole stabilite dalla legge, ivi comprese quelle previste dal codice di procedura penale. Il diritto di difesa è un diritto fondamentalmente garantito dalla nostra carta costituzionale. E’ vero che a volte si legge di persone tratte in arresto e dopo poco tempo rimesse in libertà; queste notizie – mi rendo conto – sono suggestive ma per dare dei giudizi bisognerebbe conoscere bene gli atti e considerare che i magistrati operano applicando la legge!

Avvocatura, mestiere ormai ‘inflazionato’: è vero (anche) a Taranto? E quanto questo riguarda, nello specifico, i penalisti?
La classe forense vive un momento storico particolarmente complesso nel quale le difficoltà negli ultimi anni sono aumentate in maniera esponenziale a discapito – come dicevo – soprattutto dei giovani colleghi. La nostra professione purtroppo è inflazionata e Taranto non si discosta dal dato nazionale. Anche noi penalisti siamo aumentati a dismisura. Il problema è che la scelta della professione per molto tempo è stata un ripiego che ha fatto comodo anche a chi ha governato, in questo modo si nascondeva una crescente disoccupazione giovanile ed intellettuale. Le conseguenze sono state notevoli e devastanti: persone che fanno un lavoro di malavoglia, senza convinzione e spinta dal legittimo – ma totalizzante – desiderio di guadagnare. Questa è l’amara verità, ovviamente con le dovute eccezioni dei tanti colleghi che quotidianamente si impegnano nella professione nel più assoluto rispetto delle regole deontologiche.

I tempi della giustizia sono un altro nodo significativo, che si interfaccia – anche, ma non solo – con la questione dell’organico del personale degli uffici giudiziari. Taranto come si colloca nel contesto nazionale? Si registrano le stesse criticità?
Il tema della ragionevole ovvero irragionevole durata del processo è uno dei più importanti, avvertito anche dal nostro legislatore costituzionale nonché da quello Comunitario. Esso costituisce il “tallone d’Achille” del sistema. Molteplici sono le cause e concause di questo fenomeno capillare e preoccupante. Ad esempio si pensi all’ipertrofia normativa, alla disorganizzazione cronica delle circoscrizioni e degli uffici giudiziari.

Anche il mancato completamento dell’organico dei magistrati e dei funzionari ha un notevole rilievo in tal senso. Sull’argomento potremmo parlare per ore ma l’unico rimedio a questa situazione patologica che ormai dura da decenni è quello di insistere su maggiori finanziamenti al Ministero della Giustizia (perché, senza budget, è inutile parlare di efficienza della macchina della giustizia) , e in un completamento dell’organico dei magistrati anche non togati e sulla riorganizzazione dei circondari.

A mio avviso la vera parola chiave dovrebbe essere “finanziare” e non “riformare”. Ovviamente sul punto anche Taranto non si discosta dal contesto nazionale, in quanto esistono evidenti carenze sia nell’organico dei magistrati che in quello del personale di cancelleria.

Tempi e personale, certo: sul tappeto però c’è, inoltre, la tematica delle strutture giudiziarie, a partire da quella “Cittadella della Giustizia” rimasta un’incompiuta. Le criticità del Palazzo di Giustizia di via Marche sono note, la nuova Corte d’Appello ne ha manifestate delle altre. Come Camera Penale intendete (ri)portare il caso sotto i riflettori?
Il problema della struttura giudiziaria è uno dei più avvertiti dall’Avvocatura. Basti pensare che siamo stati costretti in passato ad emigrare presso palestre o altre sedi che offendono la dignità anche dell’Avvocatura. La “Cittadella della Giustizia”, prevista nel programma della prima giunta Di Bello e che mi vide – quale Presidente dell’Ordine – referente, è uno di quei tanti progetti non realizzati stante la evidente mediocrità che normalmente caratterizza la gestione della cosa pubblica. Le carenze del Palazzo di giustizia sono sotto gli occhi di tutti e nonostante l’impegno profuso del Presidente del Tribunale la situazione rimane di particolare disagio. Quanto a noi avvocati è veramente assurdo pensare che non sia prevista un’area di parcheggio ad hoc. Il Sindaco o chi di competenza, anziché inviare sistematicamente le autogru che si aggirano nei pressi del palazzo di giustizia e della Corte di Appello come dei rapaci, dovrebbero pensare a risolvere i problemi e non a “fare cassa”. Sul punto il direttivo coinvolgerà quanto prima l’Ordine, e non escludo iniziative “forti” per risolvere questo problema

Ambiente Svenduto, il cosiddetto processo Ilva, è stato al centro di polemiche che hanno caratterizzato proprio i diversi ambiti di cui abbiamo parlato: i tempi, il diritto di difesa, le strutture. Quale il suo giudizio?
Questo processo, che personalmente conosco dalle prime battute, è un processo che rimarrà nella storia – non solo giudiziaria – di Taranto. Va evidenziato lo sforzo di tutti affinché lo stesso si svolga in maniera regolare e celere. Ovviamente la rilevanza sociale del processo e la necessaria celerità non possono andare a discapito del diritto di difesa in quanto quest’ultimo distingue, in uno Stato di diritto come il nostro, i processi giusti da quelli “esemplari”. Per queste ragioni – come è noto – l’Assemblea delle Camera Penale ha deliberato una astensione dalle udienze per i giorni 11,12 e 13 aprile. La speranza è che il buon senso prevalga e si riescano a far convivere tutte le esigenze.

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