22 Ottobre 2020 - Ultimo aggiornamento il: 22 Ottobre 2020 alle 06:45:31

Cronaca

​Credito cooperativo, serve una moratoria ​

Riforma, la posizione dell’Associazione delle cooperative


«Una fase di ulteriore e
necessaria riflessione sull’impostazione
della riforma del credito cooperativo,
tesa a considerare con attenzione e a
valorizzare adeguatamente l’importanza
del contributo che le BCC hanno assicurato,
nella loro storia ultracentenaria,
alla crescita delle economie locali e,
nell’insieme, dell’economia italiana,
supportando cittadini e famiglie ai fini
del soddisfacimento dei rispettivi bisogni,
spesso primari, ovvero nei loro
percorsi lavorativi/imprenditoriali e
sostenendo lo sviluppo di un numero
assolutamente significativo di aziende
e realtà produttive».

È questo lo spirito che anima la proposta
di moratoria della durata di due anni
della Riforma del Credito Cooperativo,
avanzata dall’Associazione Generale
Cooperative Italiane (AGCI), nelle parole
del suo Presidente Brenno Begani.
L’assorbimento totale di tutte le BCC
italiane in grandi poli bancari, con spazi
limitati di autonomia rispetto alla Capogruppo,
reca in sé il tangibile pericolo
di declino dell’identità cooperativa e
dei principi mutualistici nel settore del
credito.
La previsione di far confluire il patrimonio
libero di ciascuna BCC in un
unico contenitore, inoltre, rischia di non
incentivare lo sviluppo socio-economico
a livello locale e, più in generale, di non
rendere onore al principio di meritocrazia,
che imporrebbe di premiare e non di
mortificare i più virtuosi, poiché proprio
i soggetti sani hanno maggiore patrimonio
libero e minori rischi in portafoglio,
come è del tutto evidente, ad esempio,
nel caso delle banche di credito cooperativo
del Mezzogiorno, che hanno un basso rapporto tra impieghi e depositi.

L’iniziativa AGCI muove i suoi passi
dalla constatazione che il legislatore
sembra aver orientato la sua azione
sulla base di una generalizzazione ed
enfatizzazione delle possibili difficoltà
delle piccole BCC senza tener conto
nella giusta misura delle loro specificità
e della loro rilevanza, in termini soprattutto
di benessere della collettività e
senza considerare che tutte le situazioni
di crisi di questa tipologia di istituti sono
state finora affrontate con le sole risorse
interne al sistema.
Le nuove disposizioni in materia di credito
cooperativo penalizzano gli istituti
piccoli, a misura d’uomo e di territorio,
che secondo le classificazioni diffuse nel
tempo da fonti autorevoli ed accreditate
risultano essere quelli più dinamici e
capaci di contribuire alla crescita della
comunità di appartenenza pur sempre
nel rispetto dei dettami in materia di
requisiti per l’accesso ai finanziamenti,
andando a favorire invece realtà spesso
più grandi ma con profili di rischio
maggiori ed aprendo le porte del nostro
sistema creditizio agli interessi dei grandi
gruppi bancari stranieri.

«L’AGCI dunque – spiega il Presidente
Begani – pur nella condivisione dell’intento
di riorganizzazione del Credito
Cooperativo italiano, che sta segnando
un passaggio epocale per il settore, intende
collocare la propria proposta in
una posizione di ricerca di equilibrio
fra la necessaria tutela dei valori fondanti
della Cooperazione e l’esigenza
di assicurare efficienza, competitività e
innovazione, con l’obiettivo di continuare
a promuovere e garantire la crescita
e lo sviluppo dei territori».

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