Cronaca

​Ilva, sugli esuberi è scontro tra Calenda e la Fiom​

Botta e risposta a colpi di tweet


«L’accordo integrativo al
contratto prevede 10.000 lavoratori con
stessi diritti e livelli salariali. Tutti gli altri
lavoratori restano in carico all’amministrazione
straordinaria che esegue bonifche ed
altro. Questo è punto di partenza».

Così il
ministro dello Sviluppo Economico Carlo
Calenda su Twitter, protagonista di un
confronto verbale con Francesco Brigati
(Fiom): «Siamo realisti e non ci facciamo
prendere in giro da un ministro uscente.
Decreto mezzogiorno prevede bonifiche
fino al 2023 e dopo cosa ci sarà? Uscite il
contratto di aggiudicazione e fate chiarezza»
le parole del sindacalista. «Non ho detto
che la situazione attuale è quella ottimale
anzi, siamo pronti a rafforzare le garanzie
per lavoratori che rimangono in AS oltre che
ottenere di più da Mittal ma estremismi e
semplificazioni devono rimanere fuori dai
tavoli» ha quindi aggiunto Calenda. Ma la
tensione resta alta.

«L’ennesimo incontro
inutile che ha come unico obiettivo quello
di farci ingoiare il rospo sul fatto che il
governo ha firmato un accordo con Mittal
per 8.500 lavoratori su 14 mila e per un taglio
dei salari». Così il segretario genovese
della Fiom Bruno Manganaro riassume il
senso dell’ennesimo tavolo romano, ieri, al
ministero dello sviluppo economico.

Il sottosegretario
Teresa Bellanova ha tentato di
proseguire sulla via dell’accordo convocando
un tavolo nel tavolo con i soli segretari
nazionali ma l’esito è stato negativo: «Per il
governo discutere di salario significa tagliare
tutte le voci variabili dello stipendio e non
si tratta di pochi soli perché parliamo di 5-6
mila euro all’anno per ciascun lavoratore»
spiega il segretario della Fiom genovese.
I sindacati non ci stanno: «Non vogliamo
impiccare i lavoratori con un Governo che
fra l’altro sta abbandonando la nave» dice
ancora Manganaro. E la rottura questa
volta potrebbe essere vicina, domani nuovo
incontro.

«Non accetteremo né esuberi né licenziamenti» ha detto il leader della Fim,
Marco Bentivogli, al termine dell’incontro
sull’Ilva presso il ministero dello Sviluppo
economico. Bentivogli ha chiesto soluzioni
occupazionali che garantiscano tutti i lavoratori.
«I lavoratori – ha aggiunto – devono
mantenere tutte le condizioni attuali in
termini di anzianità aziendale, in termini
di professionalità e soprattutto in termini
retributivi, sia per quello che riguarda il
contratto nazionale sia per quello che riguarda
la salvaguardia di ciò che prendono
attraverso il contratto di secondo livello».

Insomma «le condizioni per i lavoratori
devono rimanere invariate», ha osservato. Il
prossimo incontro, quello del 13 aprile, sarà
«più tecnico e riguarderà la contrattazione
di secondo livello». Poi si affronteranno il
nodo dell’occupazione, il piano ambientale
e la questione degli investimenti. Nel contempo
il sindaco Melucci ha formalmente
invitato i neoeletti parlamentari ionici a
Palazzo di città per conoscere gli orientamenti
di ciascuno sulla vicenda Ilva, «la
madre di tutte le battaglie per la nostra
città». Ha risposto solo il senatore Dario
Stefàno «dimostrando una volta di più
grande sensibilità. Gli onorevoli Cassese,
De Giorgi e Turco hanno avuto difficoltà
ad accettare le tre date proposte a causa
di pressanti impegni istituzionali legati
al nuovo incarico. Dagli altri silenzio. Mi
rendo conto che passare dalle parole ai fatti
comporti preparazione e senso di responsabilità;
mi rendo conto che è una fatica
immensa lasciare le invettive e gli slogan
distanti anni luce dalla realtà dei fatti, ma
è un sacrificio imprescindibile richiesto a
tutte le forze politiche».

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