28 Luglio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 28 Luglio 2021 alle 06:59:00

Cronaca

Quelli dell’apecar: “Rimuovete i blocchi”


LECCE 29/04/2012 - CAMPIONATO SERIE A 2011/2012 INCONTRO LECCE - PARMA NELLA FOTO

TARANTO – Prove di dialogo con i lavoratori e sindacati, da ieri, da parte del Comitato Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti. “Quelli dell’apecar” sono stati allo stabilimento per ribadire con forza la contrarietà a qualsiasi iniziativa di blocco stradale o manifestazione di protesta che possa essere strumentalizzata a favore dell’azienda Ilva. “Questo sciopero non ha senso” ha detto, serenamente, nel mezzo del blocco sulla strada 106, Cataldo Ranieri, dipendente Ilva e componente del Comitato Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti (nella foto dello Studio R. Ingenito). Da ieri, fino a questa mattina all’alba e ancora nel corso di tutta la protesta sulla statale, Ranieri è stato tra i sindacalisti e i lavoratori “sgolandosi” per esprimere le ragioni del Comitato, chiedendo il motivo preciso dei blocchi.

“Il comitato – si legge in una nota – non aderisce allo sciopero indetto dai sindacati Uil e Cisl, volto esclusivamente alla salvaguardia di uno stabilimento obsoleto e inquinante per il cui risanamento non basteranno i 400 milioni promessi da Ferrante, ma invita i lavoratori e i cittadini di Taranto a riunirsi e a partecipare insieme alla costruzione di un nuovo futuro per questa città, un modello di sviluppo ecocompatibile che non costringa più i cittadini a dover scegliere tra diritto alla vita e diritto al lavoro”. Ranieri ha più volte ribadito che è necessario respingere i ricatti ed impedire che si speculi ancora sulla salute e sulla disperazione di migliaia di lavoratori che temono di perdere il lavoro. “Non dobbiamo più accettare accordi al ribasso – chiosa – che permettano la prosecuzione di un crimine e chi lo ha commesso deve farsi carico della tutela del reddito e della salute dei lavoratori, pagando tutto quello che c’è da pagare per i danni prodotti. I lavoratori dell’Ilva non possono più permettere di essere usati per bloccare la città ed alimentare la solita strategia del ricatto occupazionale, ma devono essere protagonisti del cambiamento, per la difesa dei propri diritti”.

S.S.

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