26 Gennaio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 26 Gennaio 2021 alle 12:07:51

Cronaca

Il Sindaco Melucci: «Mittal, ora basta spocchia»

Il Primo cittadino all’attacco di Am InvestCo. «Ci aspettiamo un segnale»


«Negli ultimi giorni avevamo
avuto modo di evidenziare che la
variabile tempo rischia di diventare un
grande ostacolo. Ogni settimana che
scorre senza una intesa compromette
tutto l’impianto, nel senso normativo
oltre che fisico del termine».

Nel sempre più complicato ginepraio
Ilva ad intervenire è il sindaco di Taranto
Rinaldo Melucci.
«Già in autunno avevamo a gran voce
rivendicato la conoscenza piena del
piano industriale e la partecipazione alla
trattativa sindacale, a tutela degli stessi
lavoratori tarantini. Così non è stato,
tuttavia ugualmente ci siamo predisposti
alla collaborazione con tutte le parti, nel
tentativo quanto meno di implementare
le misure connesse al Dpcm afferente
alla materia ambientale, specie per
eliminare dal tavolo istituzionale ogni
alibi, ogni incaglio ad una trattativa,
quella sindacale, che alcune organizzazioni
davano già per acquisita».

Melucci sottolinea come «la comunità
ionica ha compiuto ogni sforzo plausibile
in questi mesi per dimostrare affidabilità
agli interlocutori istituzionali
ed agli investitori. Abbiamo superato
lacerazioni storiche, raccontato ai nostri
figli che un altro futuro è possibile, un
futuro fatto di produzione sostenibile
dal punto di vista ambientale e socioeconomico.
Non si possono chiedere
nuovi immotivati sacrifici ai tarantini,
non a qualunque prezzo per Taranto si
può chiudere questa trattativa, non può
essere l’affare del secolo solo per l’interesse
privato ed industriale.

Taranto ha fatto il suo, ora ci aspettiamo
dal gruppo Arcelor Mittal un segnale
che vada ben oltre i freddi numeri di un
contratto stipulato senza conoscere le nostre ferite, i nostri bisogni, le nostre
aspirazioni». Il primo cittadino quindi
ricorda come «già a luglio spiegammo
in occasione della visita della famiglia
Mittal a Taranto che questa non è una
semplice vertenza sindacale, non una
banale acquisizione come tante, la quadratura
finanziaria non può non tenere
presente quello che questa eroica città ha
sin qui assicurato al sistema Paese. Non
è con la rigidità e la spocchia mostrata
al Mise che Am Investco Italy definirà
positivamente il proprio percorso. A noi
non è dato sapere se su quel tavolo si sia
mai ufficialmente parlato di quota zero
esuberi, di certo, dopo il faticoso lavoro
di tutti, non possiamo che esortare il
potenziale aggiudicatario a rivedere la
sua posizione e a compiere significativi
e rapidi progressi nella vicenda occupazionale».

«Arcelor Mittal dovrebbe rivedere la sua
posizione su occupazione e salari: non
basta promettere di riassumere 10mila
lavoratori, che poi sappiamo che, dopo
il 2023, scenderanno a 8.500. L’azienda
acquirente deve garantire il posto di
lavoro a tutti i 13.800 dipendenti dello
stabilimento, al netto delle uscite volontarie».
Così, il deputato pugliese Pd
Ubaldo Pagano commenta la sospensione
del confronto sull’Ilva di Taranto, al
ministero dello Sviluppo economico,
che ieri si è concluso con posizioni ancora
molto lontane. «Bene che adesso i
lavoratori Ilva si confrontino fra di loro
in assemblea – aggiunge Pagano – ma
temo che, se Mittal non cambierà la
sua posizione, l’unica arma che resterà
ai sindacati, per far sentire la loro voce,
dopo mesi di estenuante trattativa, sarà
lo sciopero. Aggiungo che la trattativa,
oltre che sulle questioni occupazionali,
dovrebbe focalizzarsi anche sul processo
di ambientalizzazione del ciclo
produttivo per evitare che Ilva continui
ad essere una “mitragliatrice” puntata
sulla salute dei tarantini».

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