Cronaca

​Omicidio Piccione, sentenza il 26 giugno​

In aula il generale Garofano tra i consulenti tecnici della difesa


Omicidio dell’imprenditore
agricolo sangiorgese Ciro Piccione:
parola ai consulenti tecnici di accusa e
difesa. Ieri mattina udienza del processo
che si sta celebrando con il rito abbreviato
dinanzi al gup e che vede imputato
Salvatore Mele, operatore ecologico
di trent’anni, incensurato, residente a
Lizzano, presunto autore del delitto.

La
battaglia è sulla distanza dalla quale
sono stati esplosi i due colpi che hanno
raggiunto Piccione e sulla successione
dei proiettili. Il generale Luciano Garofano
e il prof. Martino Farneti, consulenti
della difesa rappresentata dagli
avvocati Franz Pesare e Pasquale Corigliano
hanno riferito che i due colpi di
pistola che hanno centrato ad una coscia
e all’addome l’imprenditore sono partiti
accidentalmente, da distanza ravvicinata,
durante una colluttazione tra i due. In
sede di interrogatorio Mele aveva riferito
che Piccione aveva tirato fuori una pistola
e che durante una colluttazione erano
partiti i colpi.

Hanno invece sostenuto
il contrario i consulenti tecnici prof.
Francesco Vinci e dott.ssa Paola Corsignano
Carrieri nominati dal procuratore
aggiunto, dott. Maurizio Carbone. Per i
consulenti dell’accusa il colpo mortale
(quello all’addome) non sarebbe stato
esploso da distanza ravvicinata.
Nella scorsa udienza i familiari di Ciro
Piccione hanno chiesto un risarcimento
danni per un milione di euro tramite l’avvocato
Maurizio Besio. Quasi un anno
fa i carabinieri del Nucleo investigativo
del comando provinciale fermarono
Salvatore Mele al termine delle indagini
durante le quali gli investigatori avevavano
ascoltato diverse persone informate
sui fatti, verificato telefonate e comunicazioni
attraverso sms e whatsApp della
vittima e di persone a lui vicine, visionato
i filmati di numerose telecamere di videosorveglianza.

Mele, fidanzato della
figlia di un’amica della vittima, la sera
dell’11 maggio e la mattina del 12, giorno
in cui avvenne l’omicidio, aveva avuto
contatti telefonici con l’imprenditore.
Inoltre, diverse immagini di telecamere
di videosorveglianza documentano
i passaggi dell’Audi A4 SW di colore
nero in uso all’operatore ecologico nei
pressi del deposito di mezzi agricoli
di San Giorgio Jonico in uso alla vittima,
così come grazie allo studio del
traffico delle celle telefoniche è stata
accertata la presenza del telefonino
in uso al trentenne lizzanese nell’area
dell’omicidio.

Quando fu fermato Mele fu interrogato
in caserma e rese piena confessione.
Il giovane aveva riferito di aver fissato un
incontro con la vittima per esternare il
proprio dissenso e quello della sua fidanzata
rispetto all’amicizia che aveva con
la madre di quest’ultima, evidenziando
che l’omicidio era maturato durante una
colluttazione tra lui e la vittima.
Nella prossima udienza, che si terrà il
26 giugno, prina del verdetto la parola
ad accusa, parte civile e difesa.

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