30 Luglio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 30 Luglio 2021 alle 05:47:00

Cronaca

​Trattativa Ilva, clima sempre teso​

Il consiglio di fabbrica prepara la mobilitazione


Resta sempre teso il
clima sulla trattativa per il passaggio
di Ilva ad Arcelor Mittal.

I sindacati
restano sulle loro posizioni.
A ribadirlo è il consiglio di fabbrica
di Fim, Fiom, Uilm e Usb che si è
tenuto stamattina all’Ilva. Il sindacato
ribadisce che «per riprendere
il dialogo è necessaria una radicale
modifica dell’impostazione da parte
di Mittal in materia di organici
e salari».
«Tutti i lavoratori – affermano i metalmeccanici
– siano assunti alle
stesse condizioni economiche e
normative. Piano ambientale e piano
industriale devono garantire un
reale processo di risanamento ambientale
e la salvaguardia degli attuali
livelli occupazionali.

Chiediamo
che ai lavoratori delle ditte in
appalto siano date garanzie perché
non può essere dispersa la loro professionalità
e già da oggi chiediamo
un incontro a Ilva in Amministrazione
straordinaria per discutere
di pagamenti e piano lavori delle
aziende».
Fim Fiom, Uilm e Usb chiedono a
tutti i rappresentanti politici e istituzionali
un incontro per sabato 5
maggio, «perché ognuno faccia la
propria parte in maniera concreta
per il bene del territorio».
Subito dopo, annunciano i sindacati,
«già da mercoledì 9 maggio
seguiranno le assemblee con i lavoratori,
a valle delle quali saranno
stabilite le iniziative di mobilitazione».

«Ribadiamo con forza al Governo e
a Mittal – concludono – che il loro
contratto non è la nostra trattativa».
E a proposito di contratto c’è da registrare
l’intervento dei parlamentari
e dei consiglieri comunali del
Movimento Cinquestelle, che parlano
di «dibattito surreale di cui sono
spettatori non informati i cittadini
di Taranto e soprattutto i lavoratori
dell’Ilva».

«Tutto, o quasi tutto – affermano
Mario Turco, Rosalba De Giorgi,
Giampaolo Cassese, Marco Galante,
Francesco Nevoli e Massimo
Battista – è già stato deciso all’atto
della sottoscrizione del contratto
tra il Governo italiano e la cordata
guidata dal colosso franco-indiano.
Un contratto che reca la data del 14
luglio 2017, ma che per mesi è stato
propagandato come atto secretato.
Oggi, verificando che secretato non
è, apprendiamo che sul versante occupazionale
è scritto che “l’affittuario
si impegna a formulare […] una
proposta di assunzione a ciascuno
dei dipendenti, con esclusione di
qualsivoglia continuità rispetto al
rapporto di lavoro intrattenuto dai
dipendenti con le concedenti”.

Inoltre
l’affittuario è obbligato al mantenimento
dei livelli occupazionali
solo per la durata del piano industriale.
Durante tale periodo non è
però escluso il licenziamento per
giusta causa ed il ricorso alla cassa
integrazione guadagni “per tutte le
sue causali, compreso il contratto
di solidarietà”. Quest’ultimo punto
lascia quindi intendere che sarebbe
ancora una volta lo Stato italiano
a sobbarcarsi l’eventuale scelta del
gestore di non impiegare interamente
la forza lavoro transitata alle
proprie dipendenze. A tale proposito,
si legge ancora che il numero
complessivo dei lavoratori che il
nuovo gestore si impegna ad utilizzare
è pari ad almeno 10 mila unità.
Si tratta, tuttavia, di una quantificazione
temporanea e destinata a
durare il breve lasso di tempo necessario
per l’attuazione del piano
industriale».

Perplessità anche sotto l’aspetto
ambientale, perché «non esiste
un’esatta quantificazione delle
risorse necessarie alle attività di
decontaminazione di cui resta comunque
titolare l’amministrazione
straordinaria. Le risorse destinate
a tale attività sono quelle rivenienti
dal sequestro operato ai danni della
famiglia Riva, ovvero 1,08 miliardi
di euro, ma nulla è detto circa
la sufficienza delle stesse affinché
si possano bonificare tutte le aree
contaminate. Né esiste un piano
dettagliato circa queste ultime e
le modalità d’azione per procedere
alla decontaminazione».
Da qui la richiesta al ministro Calenda
e alle parti sociali di «un surplus
di riflessione sull’intera procedura».

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