Cronaca

In concattedrale si prega per la nuova Aia


TARANTO – Si prega. Per l’inaugurazione dell’anno pastorale, canonico appuntamento che andrà in scena stasera, alle 19, in concattedrale. Ma non solo. Pregherà, l’arcivescovo di Taranto mons. Filippo Santoro, indirizzando un ‘pensiero’ alla nuova Aia, l’autorizzazione integrata ambientale che dovrebbe rappresentare un capitolo fondamentale, e forse decisivo, della complessa questione Ilva. Un’intenzione annunciata nella convocazione per la serata di oggi, e che rappresenta un nuovo ‘intervento’ del vescovo venuto dal Brasile nell’intricata vicenda che ruota attorno al futuro del siderurgico.

“L’unica via che ci condurrà fuori dal dedalo delle problematiche è quella del sacrificio di tutti per il bene comune”, le sue parole dopo la seconda ordinanza del gip Todisco; ancora, ha fatto rumore lo stop ai soldi dell’Ilva alla Chiesa, mentre infuriavano le polemiche sulle donazioni del passato. “Rinuncio volentieri a qualunque forma di donazione da parte dell’ Ilva alla Chiesa di Taranto, anche per opere caritative e per la lunga fila di disoccupati e di indigenti, che bussano quotidianamente alle porte della Diocesi. Sarebbe però auspicabile che l’Ilva metta in atto un rapporto positivo con la città, particolarmente a sostegno delle fasce più deboli e meno protette” le sue parole. Proprio la curia ha organizzato nelle scorse settimane una fiaccolata al rione Tamburi. Ieri, poi, Santoro ha varcato la soglia dello stabilimento per esprimere solidarietà agli operai. “Appena arrivato dinanzi alla direzione, i lavoratori del siderurgico l’hanno riconosciuto ed è subito sceso dalla sua autovettura cominciando ad impartire la benedizione e a infondere parole di coraggio al corteo mesto di operai che si avviava all’esterno” è quanto messo nero su bianco in una nota inviata dall’Arcivescovado. “Gli applausi e le parole di ringraziamento di tanta gente hanno sorpreso il presule, che giunto fin sotto l’altoforno 5 ha chiesto di poter salire a 60 metri di altezza per scambiare qualche parola con chi sta attuando questa ulteriore forma di protesta, rimanendo giorno e notte sulle passerella dell’altoforno. Per motivi di sicurezza, la Digos gli ha impedito di arrivare fin lassù ma sono stati gli operai stessi a decidere di scendere per poterlo abbracciare. L’arcivescovo durante la visita è stato scortato dal presidente dell’Ilva Bruno Ferrante che gli ha ribadito: La sua presenza per noi è molto importante alla luce del momento di tensione e preoccupazione che stiamo vivendo”.

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