26 Gennaio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 26 Gennaio 2021 alle 12:07:51

Cronaca

​Ilva, i soliti slogan per il governo gialloverde​

L’intesa tra Di Maio e Salvini sul destino dell’acciaieria


La schermata del Tg1
delle ore 20 di domenica 13 marzo
offre una ghiotta indiscrezione: il
punto dell’intesa tra Movimento
Cinquestelle e Lega sul caso Ilva.
Uno degli articoli del “contratto”
sul quale dovrebbe fondarsi il nuovo
governo tra i due partiti vincitori
delle elezioni.
Si chiama “Contratto per il governo
del cambiamento”, per la precisione.
Ma a giudicare da quello che
trapela sull’Ilva il “cambiamento”
sembra più che altro uno stucchevole
refrain. Buono per la campagna
elettorale, meno per governare concretamente
il Paese.

E allora: stando sempre a quanto
anticipato dal Tg1, l’accordo tra Di
Maio e Salvini per decidere le sorti
della più grande acciaieria d’Europa
prevederebbe: salvaguardia dei
livelli occupazionali, tutela della
salute, chiusura delle fonti inquinanti.
Come dire: esattamente quel che
hanno tentato di fare i governi che
si sono succeduti dal 2012 ad oggi.
E cioé mantenere in piedi il lavoro
badando però a proteggere la salute.
L’aggiunta della dicitura “chiusura
delle fonti inquinanti” sembra più
un omaggio lessicale a quella fetta
pentastellata che invoca misure
drastiche contro l’Ilva. Un contentino,
insomma, perché a ben vedere
anche questo sembra più uno slogan
che non un concreto programma di
governo.

Una enunciazione che vuol
dire tutto e niente. Del resto lo stesso
Di Maio in campagna elettorale si
era ben guardato dal pronunciare la
parola “chiusura” parlando dell’Ilva.

Anzi, aveva rilanciato sul futuro
dell’acciaieria producendo mugugni
tra i suoi stessi sostenitori. E Salvini,
molto sensibile agli umori del
mondo imprenditoriale, negli ultimi
giorni aveva già fatto sapere attraverso
i suoi ufficiali di considerare
“inaccettabile” la chiusura dell’Ilva.
Se questa è la sintesi dell’accordo,
quindi, non vi è assolutamente nulla
di nuovo e di concreto. E non è dato
sapere, ad oggi, come l’ipotetico governo
giallo-verde intenda accomodarsi
al tavolo che si sta conducendo
al Mise. Un particolare tutt’altro
che seecondario, dal momento che
il 30 giugno è la data indicata per la
conclusione della trattativa.

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