26 Luglio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 26 Luglio 2021 alle 17:47:00

Cronaca

​M5s-Lega, un teatrino sulla pelle dei tarantini​

Il caso Ilva al centro dell'agenda del nuovo Governo


A chi credere? A Di Maio che in
campagna elettorale venne a dire
che l’Ilva avrebbe dovuto dare più
posti di lavoro di quelli che garantisce
oggi, suscitando sbigottimento
tra gli estremisti del suo partito? A
Fieramonti che ieri è venuto a parlare
di chiusura programmata? Alla
Lega che definisce «impensabile» e
«inaccettabile» la chiusura dell’Ilva?
Al cosiddetto contratto di governo
nel quale si parla genericamente
di «chiusura delle fonti inquinanti»
promettendo acrobaticamente allo
stesso tempo la salvaguardia dei
livelli occupazionali?

La questione Ilva resta ancora avvolta
in una coltre nebulosa nelle
intenzioni del possibile nuovo governo
Cinquestelle-Lega. Non c’è
chiarezza di idee e non c’è uniformità
di pensiero. Quale orientamento
prevarrà? Ipotizzarlo è un azzardo.
Nelle ipotesi più radicali, quelle che
vogliono la chiusura degli impianti (e
la sensazione è che l’incontro tra Cinquestelle
e sindacati alla Cittadella
delle Imprese sia servito soprattutto
a placare le inquietudini di quella
base pentastellata che ne invoca la
chiusura) non si spiega come, attraverso
quale percorso di riconversione
e come concretamente salvaguardare
i livelli occupazionali senza fare ricorso
alla fiaba delle bonifiche come
strumento per assorbire una massa di
quattordici-quindicimila lavoratori.

Finora, quindi, siamo solo a contrastanti
dichiarazioni d’intenti.
C’è poi un aspetto che rende questo
controverso dibattito del tutto surreale:
non si tiene affatto in conto che
è in corso una procedura di vendita E se questa procedura dovesse realizzarsi fino in fondo, cosa farà il nuovo governo,
se dovesse prevalere l’orientamento alla chiusura? Esproprierà l’Ilva ai nuovi proprietari?
Oppure impedirà la definizione della trattativa? In un caso o nell’altro con
il rischio di aprire infiniti contenziosi che spalancherebbero le porte ad un futuro
di impressionanti incertezze sia per la tutela dell’occupazione che sul versante del
risanamento ambientale.

Senza dire che un eventuale braccio di ferro tra Lega e
M5S sull’Ilva (ma lo stesso vale per altri temi spinosi sul tavolo nazionale) rischia
di produrre un non sopportabile immobilismo con effetti ancora più deleteri per un
territorio che ha bisogno di governo e di politica e non di stucchevoli teatrini per
strappare facili consensi elettorali. Almeno per quanto riguarda Taranto, l’inedita
coalizione pentaleghista sembra mettere in scena più un vecchio e abusato gioco
delle parti che una reale volontà/capacità di cambiamento. Ancora una volta tutto ciò
sulla pelle dei tarantini. Purtroppo.

Enzo Ferrari
Direttore Responsabile

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