19 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 18 Aprile 2021 alle 17:24:06

Cronaca

“Il Pdl non è quello di Fiorito, dobbiamo costituirci parte civile”


TARANTO – Il “Lazio gate” può definirsi un vero e proprio tsunami del centrodestra e del Pdl in particolare; le dimissioni della Polverini, nei fatti inevitabili non avendo più una maggioranza che la sostenesse, segnano un punto di non ritorno per la politica italiana. E’ sceso ormai il sipario sulla seconda Repubblica, senza che però si veda all’orizzonte nulla di nuovo. Ma la politica è davvero tutta ostriche e champagne? Lo abbiamo chiesto a Gianfranco Chiarelli, consigliere regionale del Pdl e da qualche mese coordinatore cittadino a Martina Franca. “Direi proprio di no; premesso che i partiti, tutti, sono fatti da uomini e donne e che la storia recente ci insegna che in ogni partito vi sono mele marce, così come tante persone per bene, è importante che non passi il messaggio “così fan tutti”, perché non corrisponde alla verità dei fatti”.

La corruzione e i privilegi della casta però sembrano essere un fenomeno molto diffuso. “Innanzitutto occorre distinguere tra comportamenti penalmente rilevanti, di cui come è noto sono responsabili i singoli, da quelli moralmente ed eticamente censurabili. Qui intervengono vari livelli di responsabilità che vanno dalle lacune normative, alla mancanza di controlli a livello istituzionale, a una certa leggerezza da parte degli organi di partito. Se pensiamo al caso Lazio, non dimenticando però i vari Lusi, Penati, Belsito, non possiamo ragionevolmente accettare l’idea che il tutto si sia verificato ad opera di tre o quattro persone senza che altri sapessero. Come minimo dobbiamo parlare di culpa in vigilando”. Da dove nascono secondo lei questi casi? “Innanzitutto la autonomia regolamentare delle regioni ha fatto si che ogni consiglio regionale si sia dato regole diverse. Ciò che è accaduto nel Lazio non è avvenuto, né poteva avvenire, ad esempio in Puglia. Sia per il diverso approccio nell’impegno politico di tutti i consiglieri, sia per una regolamentazione più stringente. Ma c’è di più per quanto riguarda in particolare il Pdl: sia da Fitto, leader indiscusso del nostro partito, sia da Palese capogruppo alla Regione, giungono da sempre esempi di estrema correttezza e moralità. Il Pdl non è quello di Fiorito; il partito a mio parere deve costituirsi parte civile in ogni eventuale procedimento perché alla fine è sicuramente parte lesa. Poi c’è anche una questione che riguarda la selezione della classe politica, che va opportunamente formata”. Come si esce oggi da questa situazione di totale discredito della politica? “Innazitutto, torno a ripetere, occorre saper distinguere e non fare di tutta l’erba un fascio. Proprio la distinzione tra persone per bene e corrotti è il primo passo per rigenerare la politica. Mi auguro a tal proposito che nessuno pensi di ricandidare Fiorito o altri soggetti che hanno avuto stessi riprovevoli comportamenti. Poi occorre uniformare le regole e attivare ogni possibile forma di controllo; penso però che i partiti possano e debbano fare la loro parte sia in fase di selezione dei candidati sia successivamente vigilando sulla attività degli eletti”. Vendola si è ridotto lo stipendio di 50 mila euro; è la strada giusta? “Vendola arriva in ritardo, e non ha fatto tutto quello che poteva e doveva fare; nella tempistica il suo è un comportamento assolutamente demagogico. Si riduce lo stipendio a pochi mesi dalla fine anticipata del suo mandato, evenienza ormai acclarata; lo fa solo a seguito di quanto è accaduto, e non solo nel Lazio; non ha ridotto altre spese che invece avrebbe potuto e dovuto ridurre, vedi assessori esterni, staff, consulenze. Ormai il governatore ci ha abituati a queste uscite ad effetto che, considerate le sue chiare aspirazioni politiche, non sono altro che una anticipazione della sua campagna elettorale”.

R.B.

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