Il ballo delle 5 Stelle. L’Ilva è un giro di valzer | Tarantobuonasera

09 Dicembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 08 Dicembre 2021 alle 22:53:00

Cronaca

Il ballo delle 5 Stelle. L’Ilva è un giro di valzer

Le dichiarazioni ad orologeria sul caso Taranto


Se qualcuno ha chiaro il pensiero
del Movimento Cinquestelle sull’Ilva
alzi la mano.

Quasi a giorni alterni dal
Verbo pentastellato arriva una verità che
smentisce quella precedente, salvo poi, a
qualche giorno di distanza, ripristinare
il vecchio pensiero, magari con qualche
aggiornamento di circostanza.
In mezzo c’è il famoso “Contratto”, quello
firmato da Di Maio e Salvini come traccia
per il compito che dovrà svolgere il professor
Conte. Le poche righe sulla più grande
acciaieria d’Europa lasciano spazio a una
infinità di ipotesi, tanto larghe sono le
maglie di quell’annunciata «chiusura delle
fonti inquinanti».

Che, in teoria, potrebbe
anche voler dire che se l’Ilva non dovesse
inquinare più, allora potrebbe restare aperta.
Forse un compromesso, il mastice necessario
per tenere incollata la Lega di Salvini e
soci, che di chiudere la più grande acciaieria
d’Europa non ne vogliono proprio sapere.
Eppure il pensiero del nuovo anno di Gigi
Di Maio sembrava abbastanza netto. Il 26
gennaio in una intervista al Sole 24 Ore
diceva: «Su Ilva va garantito il diritto alla
salute. Servono bonifiche immediate, alle
quali lavoreranno gli operai adeguatamente
formati. Un miliardo investito nelle bonifiche
genera fino a 13 mila posti. Dopodiché,
in quel sito nascerà un centro di ricerche e
sperimentazione di tecnologie green. Taranto
deve puntare su turismo e innovazione».

Il messaggio è chiaro: l’Ilva non esisterà
più. Argomento poco convincente, tuttavia,
quello della riconversione dei lavoratori,
probabilmente poco disposti a credere
nell’equazione del Capo Politico tra miliardi
per bonifiche e posti di lavoro.
E forse non a caso, ormai in piena campagna
elettorale, Di Maio si produce nel primo giro
di valzer. Scende a Taranto e, circondato
dagli attoniti fedelissimi, davanti all’Orfeo
dichiara: «L’Ilva è una realtà che deve continuare
a dare posti di lavoro e ne deve dare
più di quelli che sta dando».

Certo, non gli
manca l’accortezza di intonare il ritornello
della «riconversione industriale e bonifiche»
e dei «tredicimila posti di lavoro», come
comanda il mantra pentastellato. Ma quella
frase iniziale è uno choc per i duri e puri,
che non mancano di manifestare, anche con
comunicati ufficiali, il loro maldipancia.
Da Di Maio a Lorenzo Fioramonti, indicato
addirittura come possibile ministro
dello sivluppo. L’erede di Carlo Calenda,
insomma. Almeno per quel che riguarda la
poltrona dove potrebbe accomodarsi.
Nel pieno delle trattative per la formazione
del nuovo governo, il Fioramonti-pensiero
in materia di Ilva si materializza in una
mattina di maggio. La mattina del 21, per
l’esattezza.

È lunedì e il ministro in pectore
guida il folto drappello cinquestelle alla
Cittadella delle Imprese, dove incontra
nientemeno che le delegazioni dei sindacati
metalmeccanici.
Al termine di quello che non è sembrato
essere un incontro memorabile per contenuti,
Fioramonti davanti a microfoni e
telecamere incarna una nuova linea di pensiero,
quella della «chiusura programmata
dell’Ilva». Naturalmente accompagnata
dal solito ritornello della «riconversione
economica complessiva». Con l’aggiunta di
un particolare non secondario: «Non esiste
un pacchetto che imporremo dall’alto alla
città di Taranto». Le decisioni, dice Fioramonti,
vanno prese seguendo il filo della
«condivisione e del dialogo».

Tempo due giorni e arriva il nuovo colpo di
scena. O giro di valzer. Fioramonti scende
in pista col Manifesto e dalle colonne del
quotidiano comunista pronuncia il nuovo
verbo: «Nessuna chiusura, nessuno per la
strada. Ai lavoratori, sia di Taranto che degli
altri stabilimenti, voglio dire con chiarezza
che assicureremo, se serve anche per decreto,
continuità lavorativa e salariale. In più
posso assicurare, come ho già fatto lunedì
ai sindacati di Taranto, che ogni decisione
sul futuro di Ilva sarà presa in condivisione
con i lavoratori e i cittadini».
Il filo conduttore sembra quindi essere diventato
quello della «condivisione».
Sarà fino al prossimo giro di valzer?

Enzo Ferrari
Direttore Responsabile

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