21 Settembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 21 Settembre 2021 alle 17:59:00

Cronaca

​Studente dell’Archita verso la canonizzazione​

​Don Christian Catacchio è il sacerdote incaricato a raccogliere informazioni e testimonianze sulla vita del giovane tarantino​


I santi non sono solo
quelli sugli altari, continuano a sorgere
e talvolta anche nella casa affianco.

A
questa santità quotidiana appartiene il
giovane Pierangelo Capuzzimati del
quale è iniziato l’iter che lo porterà
alla canonizzazione; don Christian
Catacchio è il sacerdote incaricato a
raccogliere informazioni e testimonianze
su questo studente dell’Archita,
scomparso nel 2008 alla soglia dei 18
anni per leucemia. Nato il 28 giugno
1990, Pierangelo visse a Faggiano con
il papà Angelo, la mamma Giusy e la
sorella Sara, di cinque anni più piccola.
Frequentò la scuola dell’infanzia (prima
a San Giorgio Ionico e poi a Faggiano)
e poi quella primaria alla “Granata” di
Faggiano.

Il 7 maggio 2000 ricevette la
Prima Comunione vivendola con una
grande intensità spirituale. Nel 2001 si
iscrisse alla media “Alfieri” di Taranto
che frequentò con ottimo profitto,
mostrandosi solidale verso chi aveva
bisogno. “Un giorno – raccontano i
genitori – invitò a casa un compagno,
profugo dal Kossovo in quegli anni di
guerra, condividendo con lui quanto
aveva. Pierangelo inoltre non mancava
di aiutare a studiare i compagni abbisognevoli
di sostegno, alternando con
momenti di gioco”. Nella preparazione
alla Cresima, che ricevette il 7 maggio
2003, il ragazzo non era mai il primo a
rispondere alle domande provocatorie
del catechista atte a sollecitare riflessioni
ma volutamente dava spazio agli altri.

Pierangelo iniziò a partecipare anche
alle iniziative dell’associazione socioculturale
fondata dal padre e da alcuni
suoi amici, “Idee a confronto”, come la
piantumazione di alberi e il progetto di
recupero sostegno e condivisione ludica
di minori a rischio, nell’ambito del quale
prese parte a una rappresentazione teatrale
sulle paure, collaborando anche
alle scenografie. Nell’estate del 2004,
a 14 anni, Pierangelo, manifestò lividi
ed ecchimosi su tutto il corpo e puntini
rossi alla base del collo. Il 16 luglio fu
accompagnato dal medico di famiglia,
che subito lo inviò al “Moscati” per un
visita specialistica. Il dottor Patrizio
Mazza, primario di ematologia, dette
l’annuncio ai genitori della leucemia.

“Fu l’ingresso in un tunnel – dicono i
genitori – in fondo al quale i medici ci
incoraggiavano a vedere un barlume di
speranza”. Iniziarono subito le chemio
e ogni pomeriggio Pierangelo trovava
pace recitando il rosario. “Nostro figlio
ci confortava – continuano – invitandoci
ad affidarci al ‘suo amico Gesù’”.
Iscritto al IV Ginnasio, all’“Archita”, il
ragazzo fu costretto da ricoveri e lunghe
convalescenze a frequentare saltuariamente.
“Concordammo il da farsi con
il preside prof. Anzoino e i professori –
spiegano -. Nei brevissimi periodi in cui
la malattia glielo permetteva, svolgeva i
compiti in classe e si faceva interrogare
con risultati che lasciavano senza parole.
A casa non mancava di invitare i cuginetti
a giocare con lui, facendo anche
da chioccia alla sorellina”. Pierangelo
considerava la malattia un “dono”, parte
di un “progetto divino che le nostre menti
troppo piccole non possono capire”.

Amava ripetere: “Io non capisco però
credo”. Promosso a pieni voti, nell’estate
del 2005 si sottopose a trapianto del
midollo. La lunga convalescenza non gli
consentì di frequentare il V Ginnasio e
continuò a studiare per conto suo, superando
con la media del nove gli esami
di idoneità al I liceo, anche in tale caso
frequentato a singhiozzo ma con risultati
lusinghieri. Nell’agosto del 2007 si
sottopose a un secondo trapianto: stesso
iter, stesso protocollo e stesso impegno
per non perdere l’anno scolastico. Chiese
ai familiari di visitare luoghi legati alla
storia e alla letteratura, recandosi così a
Recanati, Verona, Mantova, Venezia, Padova.
“Ad Assisi – raccontano i genitori
–visitò San Damiano, nel giorno in cui
i novizi ricevevano le famiglie. Rimase
così colpito da chiedere: ‘Chissà, papà,
come si fa a stare qui!’. Era il germe
di una vocazione?”.

Il 31 marzo 2008 Pierangelo, tornato a casa dal viaggio,
iniziò a peggiorare. La malattia aveva
preso il sopravvento ma egli trovava la
forza di consolare i suoi dalla disperazione.
Il dottor Mazza e la dottoressa
Amurri, che effettuavano visita a domicilio
grazie all’Ail, dissero la fine
ormai vicina e che era meglio lasciarlo
andare via serenamente.

“Eravamo
distrutti e il padre aveva pensato, dopo
i funerali, di far cremare il corpo del
figlio – raccontano – Ma un pomeriggio,
era il 25 aprile, durante una trasmissione
sul trasferimento delle spoglie di Padre
Pio nella nuova chiesa, Pierangelo disse
inaspettatamente ‘Noi cristiani abbiamo
il culto della preservazione del corpo
dopo la morte’, facendo capire che non
approva quell’intenzione, a lui nascosta.
In altra occasione gli chiedemmo: ‘Io e
tua madre cosa dobbiamo fare quando
non ci sarai più?’. Lui rispose che i miracoli
istantanei esistono e che in ogni
caso “per noi c’è la Chiesa”, invitandoci
a recitare il rosario con i parenti e poi
al papà di recarsi dal parroco, don Pino
Calamo, che, vedendolo, già sapeva
cosa dovevo dirgli, in quanto da lui
preavvisato durante l’Unzione dei malati”.

Nei giorni successivi Pierangelo
chiese spesso ai genitori, tenendoli per
mano, di recitare con lui il rosario e
la sequenza allo Spirito Santo. Finchè
giunse il terribile 30 aprile. “Chiuse gli
occhi – raccontano – e li riaprì quando la
mamma gli disse: ‘Dai, affidati a Gesù’.
Lui sorrise e spirò”. L’indomani, primo
maggio fu dichiarato lutto cittadino e ai
funerali partecipò tutto il paese.
L’8 dicembre successivo i genitori con
alcuni amici costituirono l’associazione
“Pierangelo Capuzzimati onlus”, concedendo
ogni anno, attraverso l’iniziativa
“Il filo d’angelo”, sussidi a bambini e
ragazzi disabili o con disagio economico
frequentanti le stesse scuole del figlio.
Inoltre, con un’azione di volontariato e
una piccola donazione, assieme a quella
del Comune e di privati, fu ristrutturato
parte dell’ex asilo comunale, destinato al
catechismo della parrocchia. E la storia
di solidarietà nel nome di Pierangelo
continua.

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