30 Novembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 30 Novembre 2021 alle 21:47:00

Cronaca

Ferrante, giallo sulle nuove perizie che “assolvono” Ilva


TARANTO – Chi le ha redatte, sulla base di quali dati scientifici, e cosa dicono le perizie che scagionerebbero l’Ilva, dimostrando che a Taranto non c’è emergenza sanitaria? E quante sono – due, come quelle del gip? Di più? – le carte che il presidente del siderurgico, Bruno Ferrante, dice di essere pronto a calare sul tavolo nella complessa partita a poker giudiziario-politico-sindacale in cui si è trasformato il ‘caso Ilva’? “Si parla di emergenza sanitaria e di inquinamento terribile della zona di Taranto. Ho chiesto delle perizie che sto ricevendo in questi giorni da personalità della scienza che mi raccontano una verità diversa. Mi raccontano che a Taranto non c’è emergenza sanitaria”. Così si è espresso, ieri mattina, il primo presidente nella storia di Ilva spa che non viene dalla famiglia Riva.

Una discontinuità rimarcata dallo stesso ex prefetto di Milano al momento del suo insediamento, quando aveva anche detto che tra i capisaldi del nuovo corso dell’azienda ci sarebbero state anche la trasparenza e la comunicazione con la città. Per questo Ferrante dovrebbe, per tenere fede a quanto dichiarato pubblicamente oltre che per dovere di verità, mostrare ai tarantini quelle carte, spiegarle, non limitandosi a lanciare un messaggio del genere con una telefonata in diretta televisiva a ‘Mattino 5’. Divulgare queste perizie sarebbe “un contributo di chiarezza”, come quello che nel luglio del 2007 Impregilo annunciava per l’emergenza rifiuti in Campania affidando la guida delle controllate Fibe e Fibe Campania proprio a Ferrante, alla sua prima esperienza in una società privata dopo gli anni e gli incarichi nel pubblico, al Ministero dell’Interno. La mossa di ieri, con l’annuncio di queste “nuove perizie” a cui ha fatto seguito l’ammonimento che, in caso di fermata degli impianti, sono a rischio i livelli occupazionali, sembra completare il cambiamento di strategia del capo di Ilva. Presentatosi come uomo delle Istituzioni ‘prestato’ all’azienda in nome dell’amicizia di vecchia data con Emilio Riva, mediatore e quasi punto di contatto tra acciaieria e magistratura, Ferrante ha progressivamente abbandonato questa veste, alzato i toni, sino a dichiarare che “la politica industriale non la fanno i giudici, ma i governi”. Forse proprio il fatto di sentire come ‘vicino’ l’esecutivo, pronto ad emanare la nuova Aia e, se sarà il caso, andare allo scontro davanti alla consulta con il potere giudiziario (i magistrati), è la ragione della metamorfosi da colomba a falco del grande mediatore?

Giovanni Di Meo

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