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21 Maggio 2022 - Ultimo aggiornamento il: 21 Maggio 2022 alle 06:42:03

Cronaca

​Quando il ministro Savona cedette l’Ilva a Riva​

L’economista cagliaritano ed il ruolo nella privatizzazione


Il nome di Paolo Savona, mancato
ministro dell’Economia nel governo
non nato M5s-Lega, è ormai
noto.

Noto è anche il suo ruolo da
ministro dell’Industria nel governo
Ciampi. Il Corriere di Taranto.
it ha riproposto un articolo di Repubblica
dell’11 dicembre ‘93 in cui
si evidenzia il ruolo dell’economista
sardo nella privatizzazione dell’Ilva
di Taranto che, poi, sarebbe finita
nelle mani della famiglia Riva. Ecco
stralci di quell’articolo.

Il vento delle privatizzazioni italiane
è volato fino a Bruxelles (…)

La stretta
di mano tra il ministro dell’ Industria,
Paolo Savona, e il commissario
alla concorrenza, Karel Van Miert, ha
sancito un accordo che salva il terzo
‘forno di riscaldo’ dello stabilimento
Ilva di Taranto, evitando così una svalutazione
del pezzo più pregiato della
siderurgia italiana messa in vendita
dall’ Iri. Soluzione che, inoltre, allontana
lo spettro di altri duemila esuberi
in aggiunta ai 3.770 già previsti (…)

“Certo è amaro dover ridurre posti di
lavoro – ha commentato il presidente
del Consiglio, Carlo Azeglio Ciampi,
ieri a Bruxelles per il Consiglio Europeo
– ma questo era un fatto ormai
inevitabile. E’ importante che il governo
italiano sia riuscito a ottenere
quello che a un certo punto sembrava
compromesso: rispetto alla situazione
in cui ci trovavamo quindici giorni
fa, l’esecutivo ha tenuto una posizione
molto ferma che ha avuto successo”.
Anche il presidente dell’Iri, Romano
Prodi, ha avuto parole di grande soddisfazione
per l’ intesa (…)

L’accordo
tra Savona e Van Miert conferma il
riconoscimento di 4.800 miliardi di
aiuti di Stato per l’ Ilva, anche se in
questa cifra vengono compresi 500
miliardi di crediti d’ imposta che la
Commissione non definisce più come
veri e propri aiuti. Oltretutto – ha sottolineato
Savona a proposito dei 4.800
miliardi – si tratta di una “nuova categoria”
di aiuti di Stato, dal momento
che non sono trasferimenti di fondi
pubblici, ma indebitamento verso le
banche. Sull’altro piatto della bilancia
c’è la chiusura di due forni di riscaldo
a Taranto e lo smantellamento definitivo
dell’impianto di Bagnoli (già inattivo
da qualche anno): vale a dire un
taglio alla capacità produttiva dell’Ilva
pari a circa 1,5 milioni di tonnellate,
mentre altre 500mila tonnellate,
in pratica quelle inizialmente previste
con lo stop al terzo forno di riscaldo,
saranno tagliate dal privato che comprerà
Ilva Laminati Piani.

L’accordo
prevede che la privatizzazione totale
del gruppo Ilva venga realizzata entro
il 30 giugno del ‘94 e che gli acquirenti
si impegnino a non investire in
aumenti della capacità produttiva per i
successivi cinque anni. Ma Savona ha
giocato anche altre carte per garantire
il placet al progetto Ilva da parte degli
altri paesi comunitari: in particolare,
ha ribadito la disponibilità dell’Italia
ad approvare il piano sugli aiuti al carbone,
molto caro alla Germania, purchè
questi entrino in vigore parallelamente
ad una definitiva approvazione
del piano siderurgico. L’ultima parola
adesso spetta al Consiglio dei ministri
Cee che si riunirà venerdì 17 dicembre
per sciogliere anche i casi delle siderurgie
tedesca e spagnola. Poi, finalmente,
la strada della privatizzazione
dell’ acciaio Ilva sarà completamente
sgombra: Savona ha preannunciato per
i prossimi giorni un bando di vendita
e, sarà possibile comprendere la reale
consistenza delle candidature fin qui
vociferate.

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