25 Ottobre 2020 - Ultimo aggiornamento il: 25 Ottobre 2020 alle 07:30:39

Cronaca

Operai sui camini. “Papà non buttarti”


La scritta sul muro di cinta dello stabilimento, ai piedi dell'area agglomerato dove continua la protesta dei lavoratori dell'Ilva di Taranto oggi 1 ottobre 2012 FOTORENATOINGENITO

TARANTO – “Papà non buttarti giù”. E’ la scritta che appare stamattina sul muro di cinta dello stabilimento Ilva, a ridosso del camino E312 , dove ancora questa notte, a più di 60 metri di altezza, hanno dormito gli operai. Una frase che evidenzia un dramma famigliare, realizzata con vernice di colore rosso dal figlio di uno degli operai preoccupato per l’incertezza del futuro. Prosegue anche la protesta dei lavoratori che hanno occupato la torre di smistamento dell’Alforno 5, uno degli impianti per i quali i custodi giudiziali hanno chiesto lo spegnimento. I lavoratori hanno ribadito che continueranno la protesta ad oltranza, fino a quando non sarà rilasciata l’Aia. Nel giorno in cui sarà approvata è prevista anche una manifestazione organizzata a Roma da Fim e Uilm.

Gli operai hanno anche iniziato lo sciopero della fame e della sete, per difendere il proprio posto di lavoro. Sul camino E312 alcuni di loro si sono anche incatenati. La situazione dunque si fa sempre più delicata, specialmente da quando il gip Todisco ha ribadito il no alla richiesta dell’azienda di continuare a produrre. La protesta va avanti da una settimana. Nei giorni scorsi altri dipendenti avevano manifestato con blocchi stradali. Altri erano saliti invece sul gasometro, ma su invito del sindaco Stefàno, hanno abbandonato la protesta. Gli stessi sabato mattina hanno incontrato il primo cittadino che li ha rassicurati, ringraziati per aver abbandonato la manifestazione, che a quell’altezza si fa pericolosa. “A Taranto – ha detto loro il sindaco – le istituzioni vogliono lo stesso obiettivo: la tutela dell’ambiente e dei posti di lavoro”. E intanto sull’Aia si esprime la Fim Cisl: “Ciascuno nutre aspettative diverse. Chi come la Cisl e la Fim Cisl pensa che la compatibilità tra occupazione, salute e salvaguardia ambientale siano possibili, al pari di quanto altrove nel mondo è stato realizzato, chi si aspetta che l’A.i.a. stabilisca la chiusura definitiva dello stabilimento siderurgico. E chi immagina uno scenario di assistenzialismo diffuso. La Cisl e la Fim Cisl ribadiscono il loro appello, a fare fronte comune, a tutti i soggetti attivi del territorio: le Istituzioni, la politica, le Organizzazioni sindacali, l’Associazionismo laico e religioso, la Chiesa, il mondo scientifico, l’Università, il mondo imprenditoriale. Si trovi il modo di poter raggiungere l’obiettivo dell’occupazione stabile e sicura, la eco compatibilità degli impianti in questione nel pieno rispetto delle leggi e, in definitiva, la compiuta e contestuale esigibilità dei diritti costituzionali del lavoro e della salute”.

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