Cronaca

Inchiesta bis: la svolta


TARANTO – Auspicata da molti, temuta da tanti, annunciata da settimane, la svolta ora sembra davvero vicina. E “l’inchiesta bis”, quella sui favori della politica (ma non solo) all’Ilva (ma non solo) si prepara a decollare, entrando nella fase più calda. Quella che farà rumore. Il passaggio che si vive oggi, propedeutico ad una conclusione delle indagini che sfocerà in ‘avvisi’ con destinatari eccellenti, è quello degli interrogatori. Un passaggio, in realtà, già avviato con l’interrogatorio in qualità di persone informate dei fatti dell’arcivescovo emerito, mons. Benigno Papa, e del suo segretario, Marco Gerardo. Entrambi sono stati ascoltati dalla Guardia di Finanza sugli ormai famosi 10.000 euro passati, secondo l’accusa, dalle mani dell’ex pr Ilva, Girolamo Archinà, a quelle di Lorenzo Liberti, ex consulente della Procura.

Denaro che doveva essere girato alla Chiesa, è la versione di Archinà. Una mazzetta per truccare i dati di una perizia chiesta dai magistrati, secondo gli investigatori. Un’inchiesta, quella chiamata Environment Sold, Ambiente Venduto, che – come è ormai noto – ha puntato i riflettori su autorizzazioni, permessi e controlli per le discariche all’interno delle aziende tarantine. Tra queste anche l’Ilva. E’ dopo la delega ricevuta dal pubblico ministero Remo Epifani che i militari della Guardia di Finanza arriveranno ad Archinà, estromesso da Bruno Ferrante il 4 agosto scorso, quando il suo nome è emerso dalle carte dell’inchiesta. Dalle telefonate registrate nell’ambito della cosiddetta ‘inchiesta bis’ uscirà poi la storia della busta con 10.000 euro consegnata il 27 marzo del 2010 al prof. Liberti, incaricato dalla Procura tarantina di una perizia sulla diossina. “Ammorbidita”, secondo la ricostruzione del pm Epifani, dalla mazzetta consegnata da Archinà in un autogrill dell’autostrada A14. Lo stesso Liberti, a novembre, è stato convocato dal pm, ed in quella occasione l’ex preside della facoltà di Ingegneria di Taranto ha respinto con forza ogni accusa. A marzo è quindi arrivata, da parte del giudice delle indagini preliminari, il dr Tommasino, la proroga delle indagini preliminari, mentre l’inchiesta si è divisa in due. Il troncone Ilva è quindi confluito nell’inchiesta madre sul disastro ambientale, che ha portato nel luglio scorso al sequestro dei sei impianti dell’area a caldo del siderurgico. E’ in questo quadro che si inseriranno gli avvisi di conclusione delle indagini che avranno come destinatari politici con incarichi di rilievo nella cosa pubblica, dipendenti di enti pubblici ed imprenditori.

Giovanni Di Meo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

Ti potrebbero interessare anche