02 Dicembre 2020 - Ultimo aggiornamento il: 02 Dicembre 2020 alle 19:14:04

Cronaca

​FSE, l’ultimo scandalo: in 18 rischiano il processo per il crac da 230 milioni di euro​

Chiesto il rinvio a giudizio per l’ex amministratore Luigi Fiorillo


La Procura di Bari ha
chiesto il rinvio a giudizio per 18 persone
accusate del crac da 230 milioni
di Ferrovie Sud Est.

Tra loro anche Luigi
Fiorillo, tarantino, già commissario
governativo, legale rappresentante e
amministratore unico della società. Le
accuse sono, a vario titolo, di bancarotta
fraudolenta documentale, societaria
e patrimoniale, di dissipazione e distrazione
di fondi. Stralciata la posizione
di 6 persone (i componenti del collegio
sindacale di Fse tra il 2010 e il 2016
e due imprenditori), sui quali sono in
corso ulteriori accertamenti. I fatti risalgono
agli anni 2001-2015. Poi la società
è stata commissariata e un anno
fa è stata acquistata da Ferrovie dello
Stato.

I creditori hanno poi votato per
il concordato preventivo salvandola dal
fallimento. Oltre a Fiorillo, rischiano il
processo Angelo Schiano, amministratore
occulto (per l’accusa) e avvocato
della società, Fausto Vittucci, revisore
e certificatore dei bilanci Fse e altre 15
persone tra imprenditori, ex dirigenti e
progettisti.
«L’azienda era l’amministratore unico;
a lui, quale organo monocratico, tutto
confluiva e a lui spettava ogni decisione
e valutazione, in un rapporto biunivoco
esclusivo che a lui legava ogni dirigente
apicale.

Le interazioni orizzontali tra
strutture erano praticamente inesistenti
o comunque ridotte al minimo indispensabile,
apparentemente sconsigliate.
Solo l’amministratore unico era in
grado di fare la sintesi dei processi in
atto in azienda».
È questa la fotografia scattata nel marzo
del 2016 dal commissario Andrea
Viero, chiamato dall’allora ministro
Delrio a mettere ordine alle Ferrovie
Sud Est, l’azienda del Ministero dei
traporti al centro di un crac da circa
230 milioni di euro. Un crac che avrebbe
portato all’arresto di undici persone.

Una su tutte proprio il tarantino Luigi
Fiorillo che delle Sud Est era quell’amministratore
unico plenipotenziario
descritto nella relazione del commissario.
La storia di Fiorillo alla Sud Est è
lunga 23 anni. Iniziata nel gennaio del
1993, quando fu chiamato a ricoprire
il ruolo di organo amministrativo, e
proseguita nel 2001 con la nomina
ad amministratore unico. Dal 2001 al
2015, Fiorillo è stato ininterrottamente
alla guida delle Ferrovie Sud Est. E
sarebbe stato proprio in questi quattordici
anni, sia secondo la relazione del
commissario Viero, sia secondo gli atti
della Procura della Repubblica di Bari,
che le spese di Fse sarebbero andate
completamente fuori controllo. A cominciare
dalle retribuzioni dello stesso
Fiorillo.

Dalla ricostruzione parziale
fatta dal commissario Viero risulta che
Fiorillo abbia intascato a vario titolo,
dal 2004 al 2015, qualcosa come 13
milioni e 750 mila euro. Tra le spese
più sfiziose, la bottiglia di vino pagata
2.600 euro all’enoteca Caporanica
di Roma. Perché Roma? Perché pur
essendo Bari la sede di Fse, Fiorillo
dimorava abitualmente nella Capitale,
dove «frequentava lussuosi ristoranti e
sale da the, ponendo le relative spese a
carico della società». E per gli spostamenti
si serviva di autista con rimborsi
da 14mila euro al mese, «pur essendo
la società dotata di un proprio autista».

«Le attività amministrative – è scritto
nell’ordinanza che ha portato al suo arresto
– venivano svolte da Fiorillo presso
lo studio Schiano». Angelo Schiano
è l’avvocato che insieme al suo collega
Pino Laurenzi ha fatto parte, tra il 2013
e il 2015, dell’organismo di vigilanza
delle Ferrovie Sud Est.

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