Cronaca

​Sparatoria ai Tamburi, assolto in Appello​

​L'uomo era accusato di tentato omicidio ai danni di un commerciante di carni del mercato coperto​


Assolto per non aver
commesso il fatto: questo il verdetto
con cui la Corte di Appello
di Taranto ha scagionato il 34enne
tarantino Raffaello Passarelli che
era accusato di tentato omicidio ai
danni di un commerciante di carni
del mercato coperto del rione Tamburi.

Rispondeva anche del reato
di detenzione illecita e porto in
luogo pubblico di due pistole che,
secondo l’accusa, sarebbero state
utilizzate per l’agguato avvenuto,
la mattina dell’11 aprile del 2016,
proprio nei pressi dell’esercizio
commerciale gestito dalla vittima.
Per quell’episodio erano stati arrestati
insieme a Raffaello Passarelli
suo padre Gaetanino e suo fratello
Maurizio e gli imputati erano stati
condannati, con sentenza emessa
dal gup presso il Tribunale di Taranto
il 17 novembrte del 2017 con
il rito abbreviato, rispettivamente a
5 , 6 e 4 anni di reclusione.

Nell’appello proposto avverso la
sentenza di condanna, i difensori
degli imputati, gli avvocati Salvatore
Maggio e Armando De Leonardo
che hanno sempre creduto nella completa estraneità ai fatti del
loro assistito, hanno evidenziato
come la decisione di primo grado
sia stata emessa sulla sola scorta di
prove indiziarie ed, in particolare,
sulle dichiarazioni della parte offesa
del tentato omicidio che, oltre
ad essere animata da sentimenti di
astio verso Raffaello Passarelli (in
quanto è stato accertato che la stessa
mattina dell’11 aprile del 2016
il commerciante aveva aggredito Raffaello Passarelli, che era stato
costretto a farsi trasportare presso
il pronto soccorso dell’ospedale Ss.
Annunziata) non poteva ritenersi
attendibile, in quanto le sue accuse
erano in contrasto con le dichiarazioni
di altri testimoni che si trovavano
vicino alla persona aggredita,
i quali, invece, non avevano mai
riferito della presenza di Raffaello
Passarelli nel giorno e nell’ora del
tentato omicidio.

La Corte di Appello, preso atto
delle conclusioni rassegnate in
udienza dal Procuratore Generale
(che aveva chiesto la conferma
delle condanne inflitte con la sentenza
di primo grado), ha decretato
l’assoluzione con la formula “per
non aver commesso il fatto” e,
conseguentemente, ha disposto la
liberazione.
Condanna confermata per gli altri
due imputati.

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