18 Maggio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 18 Maggio 2021 alle 08:41:07

Cronaca

Di Maio: «Lavoriamo perché Ilva continui a produrre acciaio»

Il Ministro dello Sviluppo economico ha espresso dubbi su piano ambientale e occupazione


Sull’Ilva “abbiamo letto le 23.000 pagine e al momento il piano ambientale non è soddisfacente, aspettiamo proposte da Arcelor”. E’ la posizione esposta dal ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio, nell’incontro con le rappresentanze sindacali dell’Ilva in corso al Mise. Secondo quanto riferisce l’Ansa, Di Maio ha detto che “servono garanzie da parte dell’azienda che assicurino un miglioramento ambientale”.

Di Maio non si è soffermato solo sugli aspetti ambientali. Una stoccata l’ha riservata anche al piano occupazionale dei compratori di ArcelorMittal: “Aspettiamo proposte sul versante del piano occupazionale dove bisogna fare di più. Servono garanzie certe per l’occupazione”, secondo quanto riferito da fonti sindacali nel corso dell’incontro con le rappresentanze sindacali dell’acciaieria al Mise.

Secondo la ricostruzione fatta dal Sole 24Ore, «A 40 giorni dal giuramento, il ministro Di Maio ha chiesto di procedere a ulteriori approfondimenti di tutte le carte». Lo ha indicato il segretario generale della Fim, Marco Bentivogli, al termine dell’incontro al Mise con il ministro dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio. «Sono troppi anni che aspettiamo risposte e auspichiamo una ripresa immediata del negoziato», ha aggiunto Bentivogli. «Abbiamo chiesto – ha reso noto ancora Bentivogli – una risposta definitiva: se si vuole o no tenere aperto lo stabilimento. Il ministro non ha risposto direttamente, ha però detto che il fatto che stia trattando con ArcelorMittal vuol dire che vuole continuare a lavorare perché l’Ilva produca acciaio».

Sindacati e azienda – ricorda il quotidiano degli industriali – sono divisi sui numeri delle assunzioni. Mittal propone 10.100 assunti al subentro e altri 400 da assumere a fine piano industriale, nel 2023. I sindacati propongono invece 10.100 assunti al subentro dell’investitore e gli altri 400 entro l’anno o alla prima risalita produttiva. I sindacati chiedono anche che a fine piano, tra assunzioni, ricollocazioni, esodi volontari incentivati e ammortizzatori sociali, non ci siano esuberi. Poco meno di 14mila, oggi, gli addetti totali Ilva e poco meno di 11mila sono a Taranto.

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