22 Giugno 2021 - Ultimo aggiornamento il: 22 Giugno 2021 alle 16:09:36

Cronaca

​Ilva, «Basta con l’immunità e stop all’area a caldo»​

“Position paper” di Peacelink al ministro Di Maio


Un dossier di Peaclink
sul caso Ilva è stato inviato al ministro
Di Maio e ai sindacati.

«Lo spirito – scrive Alessandro
Marescotti, presidente dell’associazione
– è quello di giungere, pur nel
rispetto del pluralismo delle posizioni,
ad una posizione il più possibile
convergente e condivisa sulle criticità
ambientali, sanitarie ed economiche
dell’Ilva. Ci auguriamo che finisca
il tempo in cui esistevano due verità
sull’Ilva, una scientifica e una politica.
Sull’attuale impatto ambientale e
sanitario dell’inquinamento prodotto
dall’Ilva occorre massima chiarezza.
Qualora qualcuno sia convinto che
l’emergenza ambientale e sanitaria
sia finita, occorre che venga allo
scoperto e che porti la documentazione
in suo possesso, chiedendo al
contempo – per onestà intellettuale
– l’abrogazione delle norme che
concedono l’immunità penale a chi
gestisce l’Ilva. Non è corretto che si
dica che l’emergenza è finita e che al
tempo stesso si concendano ancora
scudi penali per fronteggiare quell’emergenza
che si nega a parole».

Peacelink chiede anche un incontro
al prefetto Cafagna.
Il dossier (“Position Paper ILVA
2018”) continene la piattaforma già
sottoposta al ministro dell’ambiente
Sergio Costa. «Quello che chiediamo
all’attuale governo – si legge nel
report – lo abbiamo già espresso con
una dettagliata lettera al ministro Luigi
Di Maio, incontrato recentemente
con altre associazioni. Nella lettera
si sottolinea “l’esigenza di cancellazione
dei recenti decreti salva Ilva e
del ripristino delle precedenti norme
ambientali che, se applicate, consentirebbero
la chiusura dell’Ilva».

Peacelink chiede «discontinuità
con il passato». Vale a dire: «Gli
atti prodotti dal Ministero dell’Ambiente
rispecchiano il punto di vista
dei precedenti governi. Chiediamo
che vengano adottati nuovi atti che
non contrappongano il Ministero
dell’Ambiente ai cittadini e agli enti
locali». Da qui la richiesta di un
nuovo intervento legislativo. «Attendiamo
dal Governo un nuovo decreto
di ripristino della legalità per Taranto
con cui venga: abrogata l’immunità
penale ai commissari Ilva; abrogata
l’immunità penale ai nuovi acquirenti
o affittuari dell’Ilva; abrogato il
decreto del Presidente del Consiglio
dei Ministri Gentiloni (Dpcm 29
settembre 2017) che proroga fino al
2023 l’attuazione delle prescrizioni
Aia che dovevano essere già state
realizzate entro il 2015 dall’Ilva».

«La legge – sostiene Peacelink – prevede
quindi la chiusura dell’impianto
non a norma che produce situazioni
di pericolo e di danno. Se non vi
fossero stati i decreti salva Ilva, lo
stabilimento dopo le varie diffide ricevute
in fase ispettiva sarebbe stato
chiuso in virtù del mancato rispetto
proprio dell’art. 29 deciesdel dlgs. n.
152/2006. In un paese civile sarebbe
stata applicata la legge».
«Il nuovo Governo – secondo Peacelink
– non dovrebbe fare altro che
ripristinare di fronte alla conclamata
situazione di pericolo sanitario e
di danno ambientale quelle norme
di legge che i precedenti governi
hanno cambiato in peggio e stravolto
con decreti pro Ilva, suscitando
la contrarietà della Commissione
Europea che ha già avviato una
apposita procedura di infrazione
per mancato rispetto della direttiva
75/2010/UE. Il Governo attuale può
fare molto in nome della vera legalità.
Si tratta solo di ripristinare le
norme a difesa dell’ambiente e della
vita che i precedenti governi hanno
ignominiosamente sospeso».
«A Taranto – rileva l’associazione – i
bambini che si ammalano di cancro
sono il 54% in più rispetto al dato
regionale. Vogliamo che i bambini
di Taranto abbiano le stesse tutele
dei bambini di Genova.

A Genova
è stata chiusa l’area a caldo perché
non compatibile con la salute e quella
produzione è stata trasferita a Taranto.
Taranto ha diritto alle stesse tutele
di Genova. Per l’ILVA di Taranto,
dove è in corso un processo per disastro
ambientale, va pertanto fermata
l’area a caldo (ancora sotto sequestro)
per il semplice motivo che non è stata
messa a norma, nonostante tutte le
promesse fatte e nonostante tutto il
tempo che avevano a disposizione».

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