24 Ottobre 2020 - Ultimo aggiornamento il: 24 Ottobre 2020 alle 07:06:06

Cronaca

​Ilva, la lunga attesa degli operai​

Le reazioni delle forze politiche e sindacali


«Nell’incontro con Ilva nulla di nuovo, per
fortuna e purtroppo. Dopo l’insistenza sindacale, affinché
non si aggravasse la Cassa integrazione con nuove fermate
d’impianti a seguito della proroga, l’azienda ha confermato
lo stesso assetto di marcia degli ultimi tre mesi, così come
annunciato dal ministro Luigi Di Maio nell’incontro del
9 luglio scorso».

Così il segretario della Fim Cisl, Valerio
D’Alò. «Bene, ci viene da pensare – ma non del tutto – perché
se da un lato la situazione non peggiora, dall’altro non
migliora per i lavoratori dell’area tubifici e laminazione, i
quali restano ancora a casa.
Mentre al tavolo con il management aziendale qualcuno
ha auspicato una nuova proroga, noi non possiamo che
continuare a portare all’attenzione di tutti le condizioni di
difficoltà dei lavoratori in Cassa integrazione e dell’Indotto
in enorme sofferenza.
Spesso parla della crisi chi forse non la vive, consapevole
che non è il proprio Certificato unico dipendente (Cud) a
cambiare in peggio, ma quello degli altri.

Si dovrebbe suggerire ai benaltristi, di vivere con lo stesso
salario di chi è a casa e di chi non percepisce lo stipendio
– come i lavoratori della ditta Lacaita – e non pontificare
dall’alto della propria stabilità economica.
Dei tubifici siamo in pochi a parlarne. Questo ci dispiace,
ma continueremo a essere al fianco dei lavoratori fino
all’ultimo minuto utile alla risoluzione della vertenza Ilva.
Un incontro, quindi, senza infamia e senza lode, al termine
del quale è emersa la consapevolezza da parte del
sindacato di continuare a perdere cose importanti lungo
il tragitto: uno stabilimento malinconico che necessita di
essere ripreso in fretta, attraverso le opportune operazioni
di adeguamento ambientali ed industriali, nell’interesse
dei lavoratori e delle loro famiglie, dei cittadini di Taranto
e del sistema produttivo nazionale. Il tempo è ormai
scaduto, questi supplementari non giovano a nessuno.

Ci
conforta sapere che la necessità di far presto – di cui ha
sempre parlato la Fim e per cui venivamo criticati – è una
necessità condivisa anche
dal vice premier Di Maio
dal quale ci aspettiamo
il massimo impegno
per una risoluzione che
contempli – come da lui
stesso annunciato – piena
occupazione e tutela della
salute».
Ad intervenire anche il
consigliere regionale di
Forza Italia Francesca
Franzoso: «Indotto sempre
più in crisi, rinvio
degli investimenti ambientali
e di messa in
sicurezza dello stabilimento:
il corso di studi
del Ministro Di Maio sul dossier Ilva, fin qui, ci è già
costato caro. E, nonostante tutto, non sappiamo ancora la
data dell’esame finale: quello in cui comunicherà la decisione
sul futuro del siderurgico».

Lo dichiara il Francesca Franzoso, consigliere regionale
di Forza italia all’indomani del confronto al Mise tra il
Ministro dello sviluppo economico, i sindacati e Arcelor
Mittal. «Dal vertice – prosegue Franzoso – la città e i
lavoratori attendevano una parola di chiarezza sul futuro
dello stabilimento. Invece di nuovo nessuna certezza, solo
dichiarazioni astratte e dilatorie. Come l’ultima trovata,
quella della proroga commissariale. Una scelta dissennata,
che si preoccupa dei lavoratori diretti e abbandona a sé
stesso l’indotto. Perché prorogare, senza intervenire con
alcuna iniezione di liquidità nelle casse delle azienda per
pagare i fornitori, è una follia. Una mossa che aggrava la
situazione, indebita ulteriormente le imprese spingendole
ad un passo dal fallimento.
Un delitto verso il sistema economico locale, verso tutte le
aziende che sono la spina dorsale della fabbrica, che ogni
giorno garantiscono manutenzioni e sicurezza.

Le stesse
aziende che, aspetto a dir poco grottesco – nonostante i
lavori di manutenzione assegnati col contagocce dal management
commissariale a dispetto di una situazione degli
impianti sempre piu rischiosa – ad ogni infortunio, vengono
sanzionate con una sospensione dei lavori in fabbrica. Stop
temporanei che vanno da un minimo di un mese ad un
massimo finora raggiunto di otto mesi.
Uno stop forzato, quest’ultimo caso, che rischia di esser
l’anticamera del fallimento.
Ormai è chiaro che, conclude Franzoso, Di Maio sta scaricando
il costo della sua manifesta incapacità sui lavoratori
e i cittadini di Taranto, spingendo pericolosamente la città
verso il declino economico e sociale, nel silenzio pressoché
totale dei sindacati».

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