27 Luglio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 27 Luglio 2021 alle 16:59:00

Cronaca

​Di Maio sull’Ilva: «Spero che Mittal non salti»​

Il ministro pare voler scongiurare la chiusura della fabbrica

Luigi Di Maio
Luigi Di Maio

«Ci aspettiamo passi in avanti sul piano ambientale e sul
piano occupazionale, altrimenti la
trattativa non può continuare» anzi
non può ricominciare, perchè quella
‘precedente’ è stata «fatta saltare dai
sindacati perchè c’erano quattromila
esuberi».

Davanti a Luca Telese e
David Parenzo a L’Aria che Tira su
La7 il ministro per lo Sviluppo Economico
Luigi Di Maio è tornato a
parlare di Ilva. «Stiamo chiedendo
più garanzie» ha detto «ma non è un
ultimatum: li ho ringraziati per la loro
disponibilità». Il ministro ha annunciato
che ci sono contatti in corso tra i
commissari e la stessa ArcelorMittal.
La linea pare quella della continuità
produttiva: «C’è il rischio che la trattativa
possa saltare? Io spero proprio
di no, ci stiamo lavorando con tutte
le nostre forze». Il ministro ha quindi
proseguito affermando che «il 15
settembre finiscono i soldi per far girare
l’Ilva» e a quella data bisognerà
arrivare «con tutte le procedure espletate».

Ma a tenere banco è anche la questione
della consegna da parte dello stesso
Di Maio della lettera di Michele
Emiliano all’Autorità nazionale anticorruzione
di Raffaele Cantone in cui
si chiede un “approfondimento” sulla
vendita a Mittal. Particolarmente
significativa l’analisi di Paolo Bricco
su Il Sole 24Ore, quotidiano di Confindustria.

Bricco parla di «un atto politico chiaro
perché, nella sostanza, legittima e
accetta – o, per lo meno, non neutralizza
né respinge – il punto di vista del
presidente della Regione Puglia. E
cioè: qui qualcosa non funziona, c’è
un odore cattivo che promana dall’assegnazione
dell’Ilva di Taranto ad Am
Investco (…) È un bluff se verrà usata
da Di Maio come elemento negoziale.

È un progetto se, invece, questo
passaggio porterà al profilarsi di due
bivi, differenti ma entrambi dannosi
per l’industria (e la società) italiana.
Il primo bivio è un progetto minimo:
uno scarico di responsabilità per cui
si sceglie di girare la palla a Cantone.
Che decida lui. Che porti lui – se mai
troverà qualche irregolarità – il peso
della cancellazione di una operazione
da 4,1 miliardi di euro. Il secondo
bivio è, invece, un progetto massimo:
aggiungere un altro elemento – l’Anticorruzione
di Cantone, appunto – ad
un iter che è già una Via Crucis, per
trasformare in linea politica le posizioni
più radicali del partito – incarnate
da Beppe Grillo – che a Taranto
desiderano una riconversione fatta
di chiusura e deindustrializzazione.
Bluff o progetto».

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