06 Maggio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 06 Maggio 2021 alle 15:58:04

Cronaca

​Ilva, Di Maio-Emiliano: piano per Arvedi e Jindal​

Le indiscrezioni e il ruolo di Cassa Depositi e Prestiti


Sembra un puzzle. Tra indiscrezioni e scenari
da fantapolitica. Un mosaico di tessere che potrebbero incasellarsi
fino a ridisegnare completamente lo scenario e il
futuro dello stabilimento Ilva.

Sullo sfondo ci sono le nomine governative. Tassello che diventa
il presupposto per mutare radicalmente il percorso fin
qui compiuto per assicurare al siderurgico un nuovo assetto
aziendale. Naturalmente tutto ciò comporta un allungamento
dei tempi e, altrettanto naturalmente, si amplificherebbero
le incertezze delle migliaia di lavoratori che dal 2012 non
prendono pace, tenute sempre sulle spine da una vertenza che
sembra non avere mai fine.
Procediamo con ordine, allora. Lo sfondo, cioè le nuove nomine
del governo.

Sono in ballo la Rai, le Fs e la Cassa Depositi
e Prestiti. Soprattutto quest’ultima è quella che più tocca le
sorti del siderurgico. Cdp era parte finanziaria fondamentale
di AcciaItalia, la cordata alternativa ad AmInvestCo della
quale facevano parte Jindal e Arvedi.
Se gli accordi tra Lega e M5S dovessero produrre fumata
bianca, un peso decisivo all’interno della società del Ministero
dell’Economia e delle Finanze lo avrebbero proprio i
pentastellati, magari con la nomina al vertice della Cdp di
Fabrizio Palermo, attuale direttore finanziario, che – secondo i
rumors romani – potrebbe andare a ricoprire il ruolo di direttore
generale. È un nome molto gradito ai Cinquestelle. Nome
a parte, il M5S vorrebbe fare di Cassa Depositi e Prestiti una
banca degli investimenti per interventi di interesse pubblico
e strategico nazionale. Una banca il cui motore sarebbe il
patrimonio da oltre 400 miliardi di euro di cui Cdp dispone.
E in questa nuova veste la Cassa tornerebbe prepotentemente
in campo sull’Ilva.

Un’idea che il ministro Di Maio starebbe
accarezzando con molto… affetto. Non da solo. Perchè a fargli
da sponda in questa operazione sarebbe, manco a dirlo, il presidente
della Regione, Michele Emiliano. Un piano studiato
tavolino che ha già prodotto un primo step con la lettera con la
quale Emiliano ha avanzato sospetti sulla procedura di aggiudicazione
dell’Ilva ad Arcelor Mittal. Di Maio ha spedito tutto
a Raffaele Cantone, presidente dell’Anticorruzione. Risultato:
possibile ulteriore slittamento dei tempi. E in questo varco
ecco spuntare con vigore l’indiscrezione lanciata in queste ore
dall’Adn Kronos: «Una cordata alternativa ad ArcelorMittal
sta lavorando a una nuova offerta sull’Ilva».

«Fonti vicine ad Acciaitalia, infatti – scrive l’agenzia – confermano
l’interesse di alcuni partecipanti della cordata
all’acquisizione del gruppo siderurgico Ilva, soprattutto in
relazione alla decisione del governo di trasmettere il fascicolo
all’Anac, l’autorità anticorruzione chiamata a valutare la
congruità dell’assegnazione ad Am InvestCo. E le stesse fonti
confermano “la disponibilità a riformulare l’offerta per tenere
conto di eventuali specifiche richieste che dovessero arrivare
dal governo specialmente per quel che riguarda l’occupazione
e l’ambiente”».
Insomma, prima il freno ad Arcelor Mittal con la richiesta
di implementare l’offerta su ambiente e occupazione, poi le
carte all’Anticorruzione.

Ora gli spifferi sul ritorno di Arvedi
e Jindal con il supporto della Cassa Depositi e Prestiti.
Con l’accompagnamento di un’altra clamorosa indiscrezione,
questa volta proveniente da ambienti della Regione Puglia:
Emiliano entrerebbe nella partita mettendo sul tavolo l’Acquedotto
Pugliese. L’Aqp potrebbe entrare nella cordata per
l’Ilva. Prima però bisognerebbe… mettere in fuga AmInvestCo.
«Non ho intenzione di far scappare nessuno ma non vogliamo
prostrarci davanti a chiunque si venga a prendere lo
stabilimento. Ho chiesto ad ArcelorMittal controproposte
migliorative che possano servire a chiudere la vicenda», ha
detto Di Maio a Bersaglio Mobile su La7.
«Quando lo Stato cede parti di un impianto
fa da garante. Ma io la faccia non ce la
metto se poi magari tra due anni mi ritrovo
con i lavoratori in strada. È una situazione
complessa che voglio gestire con il massimo
della responsabilità», ha chiuso il ministro.

Di fronte a questo susseguirsi di lettere, parole
e indiscrezioni, si è subito fatta sentire
la voce dell’ex ministro Calenda. Un monito, il suo, arrivato via twitter: «Attenzione a
giocare con il fuoco. Invalidare la gara #Ilva
vuol dire rischiare una causa infinita e un
altro anno almeno di AS (amministrazione
straordinaria, ndr). Se poi l’altra cordata è
Jindal vuole anche dire far saltare il rilancio
di #piombino. Una buona strada per mettere
a rischio l’acciaio in Italia».
I lavoratori, intanto, attendono. Non proprio
fiduciosi.

Enzo Ferrari
Direttore Responsabile

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