17 Settembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 16 Settembre 2021 alle 19:50:29

Cronaca

​Vincenzo Cesareo: Sull’Ilva rischiamo la beffa​

Parla il Presidente di Confindustria Taranto


È ora di dire basta. Taranto non può più essere scenario
di un insopportabile gioco dell’oca ingaggiato sulla pelle
della città, dei suoi abitanti, delle sue forze produttive e
soprattutto delle sue speranze.
Il 26 luglio prossimo saranno sei anni di preoccupazioni,
incertezze, duri colpi inferti alla nostra economia, agonie
produttive ed occupazionali vissute spesso lontano dai
riflettori.

Sei anni di stop and go estenuanti, fra speranze
e delusioni, risalite e fallimenti, realtà economiche tagliate
fuori da un mercato oramai stravolto da una crisi anomala,
senza precedenti: aziende che popolavano un elenco cospicuo
di realtà imprenditoriali d’eccellenza di cui ora non
c’è più traccia o solo un pezzo di ciò che erano, un tessuto
sfaldato di piccole e grandi economie incapaci di investire
nel loro futuro perché private del loro presente. Incertezze e
ancora incertezze, illuminate solo qua e là da squarci di luce
sempre troppo brevi per poter dire che è tornato il sereno.

La vicenda Ilva è stata, è ancora, tutto questo, ma le ultime
settimane, contraddistinte da un’interlocuzione diretta
col Ministro dello Sviluppo Economico, arrivata dopo le
lungaggini burocratiche, i paletti istituzionali, l’antitrust
europeo e i tempi morti del passaggio di consegne governativo,
costituiva già di per sé un passaggio di segno positivo,
da riportare, sia pure con la dovuta cautela, nell’alveo delle
buone notizie, in virtù (lo avevamo detto anche noi, fra gli
altri) della disponibilità del Ministro Di Maio a prendere
atto delle varie istanze presentategli senza nulla tralasciare
delle sia pur molteplici rivendicazioni.
Di lì a poco è arrivata la notizia di uno slittamento dei tempi
della gestione commissariale al 15 settembre, ovvero due
mesi e mezzo in più rispetto alla data prevista per l’ingresso
della cordata indiana nell’acciaieria.

Una notizia tutt’altro che incoraggiante, se si considera
che la fabbrica “drena” ogni giorno risorse ingenti, in
considerazione di una produzione oramai al lumicino, e
che quotidianamente, 24ore su 24, incombe su di essa il
pesantissimo gap della sicurezza (come purtroppo le ultime
cronache ci confermano) a sua volta esasperato dalla
mancanza, oramai da troppo tempo, di risorse fresche da
destinare agli impianti ed alla salvaguardia dei lavoratori.
In un quadro già fosco, è intervenuta, pochi giorni fa, la richiesta
del Presidente della Regione Emiliano, direttamente
indirizzata al Ministro Di Maio, riguardante la verifica di
presunte irregolarità sulla procedura che ha portato AM,
un anno fa, ad aggiudicarsi la gara su Ilva. Richiesta che,
come è risaputo, il Ministro ha tempestivamente inoltrato
all’Anac, l’Autorità Anticorruzione.

A seguire, le voci –
non ancora confermate – di un’altra cordata, facente capo
ad alcuni referenti del gruppo concorrente di AM in fase
di aggiudicazione, che starebbe riscaldando i motori. È
davvero troppo, e la preoccupazione è tanta: non già per gli
esiti della verifica, (che ben venga se servirà ulteriormente
a far luce su eventuali discrasie, ma – lo ricordiamo – già
esperita da organismi di controllo autorevoli come lo stesso
Antitrust europeo); preoccupazione per un possibile, ulteriore
e inammissibile slittamento dei tempi che dovranno
condurre alla chiusura della trattativa con AM e quindi
al riavvio, con tutti i crismi ambientali e industriali, della
complessa macchina siderurgica.
Ora più che mai occorre invece tesaurizzare i tempi che ci
separano dalla scadenza di settembre e fare in modo che,
anche in considerazione della pausa estiva, si arrivi a quella
data forti di una visione corale, chiara e univoca. Bene ha
fatto, in tal senso, il sindaco Melucci, qualche giorno fa,
ad esortare sia Mittal in ordine alla chiusura celere del
negoziato sia i sindacati affinchè trovino al più presto la
quadra sulle rispettive posizioni rispetto alle problematiche
ancora sul tavolo, occupazionali e non solo.

La chiarezza esplicitata dal primo cittadino sulla questione
Ilva e sulla necessità essenziale che la fabbrica continui il
suo percorso, ambientalizzata e rinnovata anche sul piano
del suo rapporto con la città, (che si auspica più aperto e
propositivo rispetto al passato), ci fa ben sperare -oggi
ancor di più -non soltanto perché da noi ampiamente
condivisa ma soprattutto in funzione del significato che
assume in un momento così critico per le sorti della città,
del territorio circostante e, dal punto di vista delle ricadute
economiche, per l’intero Paese.
Il Sistema Taranto va avanti oramai da troppi anni “in
ordine sparso”: una condizione che l’ha inevitabilmente
condotto ad una ovvia frammentazione, alla nascita di
diverse correnti spesso contrapposte e ad una pericolosissima
permeabilità e quindi assuefazione – negli ultimi
anni – alle facili demagogie o peggio ancora alle
correnti del qualunquismo organizzato, sia endogeno
sia esogeno.

Non mi riferisco, a scanso di ulteriori equivoci, né
alla politica e tantomeno a certe frange estreme
di ambientalismo tout court, quanto, piuttosto,
ad una diffusa tendenza al “tanto peggio, tanto
meglio” che ci riporta alla logica perversa del
bambino buttato via assieme all’acqua sporca. È
proprio questa tendenza, purtroppo ancora molto
diffusa, deleteria e radicata, che va contrastata.
Abbiamo davanti solo qualche settimana per decidere
le sorti della nostra comunità per gli anni
che verranno. Settimane, giorni, decisivi, fondamentali,
utili per tracciare un percorso netto, ben
delineato rispetto alle cose da fare. È il momento
della concretezza, occorre una voce univoca, è
necessario che Taranto dia di sé l’immagine di
una città, pur nella diversità delle sue tante anime
(che va invece colta come un segnale di vivacità
culturale e dialettica), unita e compatta nel suo
progetto di futuro. Si tratta, per Confindustria, più
che di un auspicio, di una necessità. Un’esigenza
che dovrà essere recepita da tutti, con il buon
senso e lo spirito di fattiva partecipazione di cui
Taranto necessita per guardare finalmente avanti
e diventare artefice unica della propria storia.

Il nostro auspicio, pertanto, è che la verifica in
corso da parte dell’Anac possa essere esperita
indipendentemente dai tempi che ci separano
dal 15 settembre, entro i quali il Ministero, in
cui confidiamo per una celere verifica del dossier,
dovrà peraltro pronunciarsi circa l’effettiva bontà
dei piani presentati da Mittal: se così non fosse,
ovvero se l’indagine dovesse comportare tempi
aggiuntivi, ci troveremmo ancora una volta di
fronte ad una beffa ancora una volta consumata,
come già detto, sulla pelle di un’intera comunità.
Noi, come Confindustria, non staremo a guardare,
adotteremo ogni strumento possibile per contrastare
una condizione di eterno stand by non più
tollerabile.

Vincenzo Cesareo

Presidente Confindustria Taranto

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