13 Giugno 2021 - Ultimo aggiornamento il: 13 Giugno 2021 alle 08:02:35

Cronaca

​Cartomante a sette centesimi al minuto​

Parla Lumino, della Slc Cgil


«Non ho mai preso in giro nessuno, ho semplicemente
letto le carte dicendo con molto tatto quello che
riuscivo a decifrare. Quello che ho capito è che in realtà la gente
aveva solo bisogno di parlare con qualcuno. Anche coloro che
si mostravano sicuri, in realtà, cercavano nelle carte certezze
sul lavoro, sulla salute e soprattutto sull’amore».

La chiameremo Alessandra, con il nome femminile che le piace
più di tutti. È una delle donne che ha lavorato per oltre un anno
come cartomante al call center di cui aveva dato notizia la Slc
Cgil Taranto il 9 luglio scorso. Ha deciso di rivolgersi al sindacato
per raccontare una storia di solitudine e di sfruttamento.
Tutto comincia a dicembre 2016 quando Alessandra trova un
annuncio su internet e invia la sua candidatura.
«Sono stata contattata telefonicamente e mi è stato spiegato che
avrei guadagnato 7 centesimi per ogni minuto di conversazione.
Non mi è stato neppure chiesto che tipo di conoscenza avessi
della cartomanzia. Inizialmente lavoravo sei ore al giorno,
poi siccome i clienti chiedevano di parlare con me ho iniziato
a lavorare anche otto ore al giorno. Si lavorava sei giorni alla
settimana e ogni mese dovevo garantire due domeniche».

Insomma un vero e proprio impiegato fulltime, ma non nella
retribuzione. «Per ottenere il pagamento mensile era un’odissea
ogni volta: dopo i primi mesi in cui ricevevo una ricarica
postepay mediamente di quasi 400 euro, il referente con cui mi
interfacciavo ha cominciato ad accampare scuse per spiegare
le mensilità che saltavano. A volte sosteneva che i committenti
non avevano pagato, altre volte che c’erano controversie giudiziarie».
Le ricariche postepay arrivano a saltelli: alcuni mesi
sì, altri no. Nel regolamento della cooperativa sociale per la
quale ha svolto il suo lavoro era previsto addirittura che se la
chiamata avesse avuto una durata inferiore a 2 minuti, non le
sarebbe stato riconosciuto alcun compenso: «Era incredibile:
se la telefonata durava 1 minuto e 59 secondi non mi veniva
riconosciuto il pagamento e quindi dovevi fare in modo che le
telefonate durassero il più possibile».
Alessandra parla con tanti tipi di persone: hanno un’età compresa
tra i 35 e 60 anni e nelle carte cercano risposte sul futuro.

«Chiedevano di lavoro, salute, ma soprattutto dell’amore. C’erano
alcuni che volevano sapere cosa pensava il loro partner,
se una relazione fosse realmente finita, se il partner avesse o
meno altre storie. Le carte però erano un pretesto: la gente
aveva bisogno di parlare. Lo capivo. Alcuni richiamavano e
facevano le stesse domande nello stesso modo: forse non si
accorgevano di aver già parlato con me oppure facevano finta.
Non lo so, quello che so è che era evidentemente che avessero
bisogno di qualcuno».
Un bisogno che evidentemente è costato caro: le telefonate
che arrivavano avevano tariffe diverse: «Alcune duravano al
massimo 15 minuti, forse perché era una telefonata attraverso
l’899, altre chiamavano il cosiddetto “numero geografico” e
pagavano con carta di credito».
A giugno scorso Alessandra ha deciso di lasciare tutto: «non
posso continuare a lavorare e sperare che mi paghino. Oggi
avanzo sei mensilità per un ammontare di quasi duemila euro: i
miei referenti sono scomparsi: non rispondono più né al cellulare
né alle mail».

Alessandra, quindi, ha provato a smascherarli:
«ho creato una nuova mail e ho inviato una mail fingendo di
essere interessata all’annuncio e, guardacaso, questa volta mi
hanno risposto dicendomi di inviare i miei dati perché avevano
un “blacklist”. Ho scritto che ero io e ho chiesto se la blacklist
fosse per gli ex lavoratori non pagati: hanno accampato qualche
altra scusa, ma alla fine sono scomparsi di nuovo». Esasperata,
Alessandra ha chiesto aiuto al sindacato: «io voglio solo i miei
soldi: ho svolto il mio lavoro con onestà. Alla cartomanzia
si può credere oppure no, ma io non sono una truffatrice: ho
sempre fatto il mio dovere con lealtà.
Anche quando dovevo comunicare qualcosa di negativo, l’ho
sempre fatto con tatto perché so che dall’altra parte del telefono
c’è gente che sta cercando un aiuto».
Per Andrea Lumino, segretario generale della Slc Cgil di Taranto,
è una storia doppiamente triste: «Questa vicenda – ha
spiegato Lumino – ancora una volta racconta come c’è chi si
arricchisce sui bisogni della gente: sui bisogni di chi chiama
cercando risposte e sui bisogni di chi pur di sopravvivere accetta
un trattamento da 7 centesimi al minuto. Come Slc Cgil
abbiamo un doppio compito: tutelare questa donna che ha fatto
onestamente il suo lavoro e porre un freno a questa giungla che
favorisce i “nuovi schiavisti”.

Nel primo caso – ha spiegato il sindacalista tarantino – chiederemo
all’ispettorato del lavoro di accertare che quello svolto da
Alessandra era lavoro assimilabile all’assistenza “in bound” e
quindi faremo di tutto affinché le vengano riconosciuti i diritti che
spettano a una lavoratrice con contatto a tempo indeterminato
come previsto dal contratto nazionale. Nel secondo caso – ha
concluso il segretario della Slc Cgil di Taranto – non possiamo
fare altro che portare avanti la nostra lotta e chiedere alle istituzioni
che si affianchino per chiedere il rispetto dei diritti di tutte
le Alessandra che in questo momento sono ancora nell’ombra:
solo l’unione delle forze sane potrà offrire loro il coraggio di
denunciare chi si arricchisce sulla pelle di chi ha bisogno».

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