12 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 12 Aprile 2021 alle 16:52:04

Cronaca

“Se vinciamo noi nel Paese scatterà una rivoluzione”


TARANTO – “Se perderò le primarie non accetterò nessun premio di consolazione. Non sarò ministro e non andrò in Parlamento”. Alle 9 la hall dell’hotel Delfino era gremita all’inverosimile. Chi si aspettava un arrivo ad effetto resta deluso. Matteo Renzi non arriverà in camper. Ieri notte è tornato alle 3 dal tour in Calabria ed ha dormito nell’albergo di viale Virgilio. Alle 9.15 qualcuno, sottovoce, avverte che il sindaco di Firenze si è appena svegliato. Ad attenderlo c’è un variegato plotone di politici tarantini. Esponenti di sinistra, destra e centro. Spie, simpatizzanti e semplici curiosi, vogliono ascoltare le parole del “rottamatore”. C’è l’ex presidente della Circoscrizione Talsano-San Vito-Lama Tommy Lucarella. E’ lui a guidare il Comitato “pro Renzi” in riva allo Ionio. Di “democratici” ce ne sono parecchi.

Si rivede l’ex vicepresidente del Consiglio regionale Luciano Mineo, il “dissidente” Dante Capriulo, i “pelilliani” Lucio Lonoce e Vincenzo Di Gregorio, il “floridiano” Piero Bitetti, il già segretario dei Ds Enzo Giannico, l’ex assessore Annarita Lemma, l’ex presidente della Circoscrizione Tamburi Egidio Di Todaro, l’attuale segretario cittadino del Pd Sergio Scarcia e Andrea Leggieri, membro della direzione nazionale dei Giovani democratici che svela: “Nel partito c’era qualcuno che voleva obbligarci a non venire a vedere Renzi ma io ci sono lo stesso”. Spiccano le presenze di Franco Cannata (classe 1941), dell’ex sindaco socialista Mario Guadagnolo, dell’ex direttore dell’Asl Marco Urago e del consigliere comunale di At6 Adriano Tribbia: “Mi sto guardando intorno – spiega, prima di assicurare che non sta pensando assolutamente di cambiare casacca. Nel centrodestra manca una figura come Renzi. Certamente, se stamattina fosse venuto a Taranto Bersani, ora non starei qui”. In extremis arriva, in stampelle, anche l’ex assessore Paolo Ciocia. Renzi scende, per un caffè, alle 9.55. Il bar dell’hotel viene preso d’assalto. Renzi risponde a poche domande. Una su tutte: Vuole replicare al segretario regionale del Pd Sergio Blasi, pronto a lasciare il partito in caso di una sua vittoria nelle primarie? “Sono dichiarazioni che si commentano da sole – risponde piccato Renzi – abbiamo scelto di fare le primarie per stare uniti, non per dividerci”. Non c’è spazio per altre domande. Il servizio d’ordine esorta tutti a prendere la strada che porta alla “Sala Italia”. Non ci sono più posti quando Renzi alle 10.15 inizia il suo intervento. “E’ sin troppo facile cercare di prendere consensi in televisione. Noi abbiamo scelto di stare fra la gente, di guardare negli occhi i cittadini, per spiegare i nostri progetti per il futuro”. Proprio il “futuro” sembra essere il motivo trainante della campagna elettorale per le primarie lanciata dal primo cittadino fiorentino. “Vogliamo portare la politica fuori dai palazzi del potere. Questo il senso del giro che sto facendo per l’Italia a bordo di un camper. Questo il senso di voler fare, a tutti i costi, il rottamatore”. Renzi passa in rassegna tutte le storture della politica: “Siamo contro qualsiasi tipo di finanziamento pubblico ai partiti. Noi abbiamo scelto di prendere le “offerte” dalla gente. La nostra iniziativa si chiama “facciamo il pieno al camper”. Il 70% dei contributi arriva da gente che dona meno di dieci euro”. Immancabile il riferimento al “caso Fiorito”. “Probabilmente “er Batman” preferisce i finanziamenti pubblici. E’ assurdo che un consigliere regionale possa contare su una pensione e su un vitalizio. Quindi su una pensione doppia. Tutto ciò è allucinante. Oltre a questo – rimarca Renzi – nel nostro programma chiediamo di mettere la parola fine ai politici che trascorrono tutta la vita in Parlamento. Sei stato in Parlamento per quindici anni? Bene, grazie, ma ora basta”. Gli applausi non placano il “rottamatore” che sembra un fiume in piena. “Se vinciamo noi scatterà una rivoluzione nel Paese. Noi non siamo andati da Bersani a chiedere accordi e accordicchi. Ho solo detto: ci piace l’idea delle primarie, se perdo do una mano a chi vince. Allo stesso tempo, qualora perdessi, non farei come i miei predecessori”. A quel punto Renzi mostra una slide con i candidati alle primarie del 2005. “Tutti hanno utilizzato le primarie, vinte da Prodi, per sistemarsi. Bertinotti con l’11% è diventato presidente della Camera; Mastella con il 5% è diventato ministro della Giustizia; Di Pietro, con meno del 5% l’hanno fatto ministro delle Infrastrutture; Pecoraro Scanio, sempre con meno del 5%, è diventato ministro dell’Ambiente. Solo Scalfarotto non ha ricevuto alcun incarico. Bene – ha chiuso Renzi – se perderò le primarie non accetterò nessun premio di consolazione. Non sarò ministro e non andrò in Parlamento. Resterò, fino a quando i fiorentini lo vorranno, sindaco della mia città”. Ma Matteo Renzi è arrembante “Nessuno del Pd ipotizza una mia vittoria” e fa partire un video con una intervista di Lilli Gruber a Massimo D’Alema: “Cosa farete in caso di vittoria di Renzi?” chiede la giornalista. “Temo a quel punto non ci sarà più un centrosinistra” è la risposta dell’ex premier. Il “rottamatore” riprende la parola: “Se vinciamo noi cambia l’Italia”. E, in riferimento alle vicende relative all’Ilva: “Taranto è il simbolo della disattenzione della politica. Sull’Ilva ci sono in gioco interessi rilevanti. Questo Paese per trent’anni ha voluto, scientificamente, non affrontare la problematica. Bisogna coniugare l’occupazione con le bonifiche ambientali a tutela della qualità della vita. La classe dirigente ha sempre rinviato il problema”. Poi uno spezzone del film di Troisi “Non ci resta che piangere”. “Ricordati che devi morire – sottolinea Renzi. Ecco il messaggio che la politica ci ha sempre voluto dare. Non hanno mai detto ai cittadini come vivere”.

Fabio Mancini

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

Ti potrebbero interessare anche