27 Novembre 2020 - Ultimo aggiornamento il: 27 Novembre 2020 alle 16:46:59

Cronaca

​Il caso Ilva irrompe sul tavolo M5s-Pd​

La vicenda Taranto e le trattative per la formazione del governo


La vicenda Ilva piomba sul
tavolo delle trattative per la formazione
del governo che stanno coinvolgendo, in
queste ore, Movimento Cinquestelle e
Partito Democratico.

«Il M5s a Bruxelles
ha provato oggi a far passare una risoluzione
che chiedeva la chiusura immediata
dell’Ilva e la sua riconversione su “energie
rinnovabili”?! Al di là dei pezzi di carta
e dei tatticismi sulle cose vere restano distanze
siderali». Così il ministro uscente
allo Sviluppo Economico, Carlo Calenda
– che pochi giorni fa aveva annunciato la
sua iscrizione al Pd – con un tweet non
nasconde il suo scetticismo (per usare
un eufemismo) su un possibile accordo
tra i pentastellati ed i democratici. Una
visione opposta a quella del presidente
della Regione Puglia Michele Emiliano,
altro esponente del Pd e alfiere, da tempo,
di un dialogo con quelli che un tempo si
definivano ‘grillini’.

«Su Ilva c’è una trattativa molto delicata
in corso e colgo l’occasione per dire qui
che sia il ministro Calenda sia il presidente
Emiliano la smettessero di discutere sulla
pelle dei lavoratori» ha dichiarato oggi il
segretario confederale Cgil Maurizio Landini,
ex leader dei metalmeccanici Fiom,
a Barletta, a margine di una assemblea
sindacale con i lavoratori del consorzio costituitosi
un anno dopo il crollo di una palazzina,
in via Roma, sotto le cui macerie
morirono quattro operaie e la figlia 14enne
del titolare di quell’opificio. Il consorzio
ha favorito la delocalizzazione di piccole
attività in luoghi idonei e con condizioni
di lavoro di rispetto dei diritti, in accordo
con la Cgil.

«Bisognerebbe dare la possibilità
ai lavoratori e ai sindacati, che sono
sindacati rappresentativi, di poter fare una
trattativa vera con Mittal – ha aggiunto – di
salvaguardare l’occupazione, fargli fare
investimenti per far produrre acciaio,
senza far morire nessuno».
Ieri sulla scena aveva fatto irruzione il
governatore pugliese: «Una trattativa
così complessa e controversa come quella
sul futuro di Ilva non può proseguire
nei tavoli ristretti guidati da rappresentanti
del governo uscente» l’affondo di
Emiliano, sottolineando che «l’esito del
voto ha cambiato l’assetto istituzionale e
il governo uscente non ha ottenuto dagli
italiani alcun tipo di fiducia. E in particolare
non l’ha ottenuta a Taranto».

Per
questo Emiliano ha annunciato che chiederà
«un incontro con i leader dei partiti
vincitori delle elezioni, Luigi Di Maio e
Matteo Salvini. Il principale partito del
Parlamento italiano ha conseguito la
maggioranza dei consensi nella provincia
di Taranto su una piattaforma programmatica
che non esclude la chiusura della
fabbrica con il varo di un complessivo
piano di bonifiche e reindustrializzazione»,
ha poi aggiunto, sottolineando che
«la Regione Puglia che non ha mai preteso
di dettare le decisioni strategiche ai
vari governi succedutisi nel tempo, pretende
che la trattativa sia proseguita da
un governo che faccia conoscere all’Italia
e a alla Puglia qual è il destino dell’Ilva.

Potendo sempre contare sulla nostra
collaborazione».
Intanto, stamattina l’associazione PeaceLink
scrive sul proprio sito web che «nelle
prime ore della mattinata l’altoforno1
dell’Ilva di Taranto ha sprigionato gas
da un sistema convogliato di emergenza
che successivamente hanno provocato
una combustione visibile ed insolita
anche agli occhi degli operai che lavorano
in quell’area. Da fonti dell’azienda
apprendiamo che si è verificata un’anomalia
nell’impianto di rappreddamento
dell’altoforno che di seguito ha generato
lo scarico e conseguente combustione di
gas nell’aria».

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