22 Gennaio 2022 - Ultimo aggiornamento il: 22 Gennaio 2022 alle 06:57:07

Cronaca

​Movimento 5 Stelle e Ilva, il grande abbaglio​

​Ambientalisti di nuovo spaccati: Marescotti contro Di Maio, altri contro Marescotti


Alessandro Marescotti lo indica
come il nemico del popolo. Della
città, per essere più precisi. Luigi Di
Maio è finito nell’occhio del ciclone.
È il casus belli che sta provocando
una spaccatura, l’ennesima, nell’arcipelago
ambientalista. Che, a dire
il vero, appena qualche giorno fa
era riuscito ad elaborare un manifesto
sottoscritto da una sequela
di associazioni.

Tutti a chiedere,
all’unisono, la chiusura dell’Ilva.
Con ultimatum al ministro per lo
sviluppo economico. Scadenza:
23 luglio. Marescotti, presidente
di Peacelink, ha preso alla lettera
quell’ultimatum ed è partito alla
carica. Altri restano più prudenti,
frenati forse dalla paura di una
traumatica ammissione di colpa per
aver puntato sul cavallo sbagliato
o forse dall’illusione che qualcosa
possa ancora accadere.
Il punto è proprio questo: l’aspettativa
che gli ambientalisti hanno
costruito intorno al M5S. Tutti convinti,
o quasi, che con i Cinquestelle
al governo sarebbe stata decretata
la chiusura dell’Ilva, senza se e
senza ma. Per i duri e puri dell’area
green il cambiamento atteso dal
governo del… cambiamento era
proprio questo.
Ma era una attesa legittima? Probabilmente
no.
Luigi Di Maio non ha mai parlato
della chiusura dell’Ilva. Mai.

E Di
Maio è il capo politico del M5S ed
è stato candidato premier del suo
stesso partito. Mai ha pronunciato
la parola «chiusura», tanto è vero
che in piena campagna elettorale,
nella sua tappa tarantina, le sue
parole sul futuro dell’Ilva suscitarono
mal di pancia e dure prese di
posizione dei comitati che hanno
fiancheggiato e sostenuto i Cinquestelle.

Quindi non c’era alcun elemento
che potesse far costruire intorno
a Di Maio – capo politico e candidato
premier del M5S – l’attesa
per la chiusura dello stabilimento
siderurgico.

Questo è il grande equivoco che
oggi disorienta il mondo ambientalista:
aver proiettato su Di Maio
una opzione, quella della chiusura,
che in questi anni è stata abbracciata
e urlata dagli attivisti locali
pentastellati e da quanti, a Taranto,
in quel partito, sull’assalto all’Ilva
hanno costruito le loro fortune elettorali.
Una opzione – quella della
chiusura – che, tuttavia, mai in campagna
elettorale è stata sposata dal
capo politico e candidato premier
del M5S. Aver votato M5S per avere
Di Maio al governo credendo nella
chiusura dell’Ilva è stato un colossale
abbaglio politico. Di questo gli
ambientalisti devono dolersi.

Enzo Ferrari
Direttore Responsabile

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