02 Dicembre 2020 - Ultimo aggiornamento il: 02 Dicembre 2020 alle 19:14:04

Cronaca

​Il sindaco nella moschea:«Siamo fratelli»

​Melucci: giusto impegnarsi per loro e loro possono investire qui


Melucci, aveva fatto una promessa: fare visita alla comunità islamica presente in città. La notizia era già circolata sul sito di “Costruiamo Insieme”, che al pri­mo cittadino ha realizzato una intervista esclusiva. Dunque, dopo un primo rinvio, il sindaco ha fatto visita alla comunità islamica nel suo luogo di culto, la moschea in via Cavallotti. Ad attendere Melucci, l’imam Hissen Chiha, e decine di fedeli musulmani.

Con questa sua visita il sindaco ha sostanzialmente sconfessato chi diceva che avrebbe declinato “a causa impegni improrogabili”.
Qualsiasi persona abbia una moderata in­telligenza e sia moderatamente moderna, troverà sempre interessante confrontarsi con culture diverse; non trovo nulla di sorprendente fare visita alla comunità islamica: sono nostri concittadini, dunque, al pari di come visitiamo i luoghi di culto cristiani, non vedo per quale motivo non si possa fare visita a una moschea; la novità, semmai, è che sia giusto impegnarsi per questa gente, queste famiglie: poco manca che si sbarchi su Marte; chiunque abbia altri pensieri per la testa, è fuori luogo, la nostra è un’Amministrazione del terzo millennio e quanti ho incontrato in questa occasione sono miei concittadini a tutti gli effetti, al pari del resto dei tarantini.

Durante l’incontro, piuttosto, ha rilan­ciato: venite ad insegnarci l’arabo.
Sono pragmatico, ho sulle mie spalle l’esperienza dell’imprenditore, dunque dico a questi nostri fratelli e concittadini di trovare insieme il modo – anche nello scambio culturale, religioso – di fare atti­vità produttiva, individuare interessi con i rispettivi Paesi d’origine; la provocazione “imparare insieme l’arabo” sottintende coinvolgere i sistemi di impresa, nostri e loro; come a dire: massima disponibilità e accoglienza nei confronti tutte le cul­ture, collaborando alla crescita di questo territorio.

In questa occasione, ha incontrato volti conosciuti ai più, gente che sbarca il lunario impegnandosi nei mercati, per le strade della città, vendendo ombrel­li, prodotti artigianali, chincaglierie. Dicono giri poco.
Qualcuno mi rimprovera per questo, giro poco perché stiamo lavorando tanto; a questi ragazzi, come al resto dei giovani di questa città, chiedo di investire con coraggio sul territorio, nelle aziende, ovviamente nel rispetto delle regole, nella massima trasparenza: si può fare impresa, si può crescere insieme; è molto bello vederli qui, entusiasti – tarantini a tutti gli effetti, posso dirlo, sì? – vorrei perfino vederli allo stadio; lo dico con il sorriso, personalmente non ragiono con le categorie come magari fanno altri: giro poco in generale, ma valeva la pena far sentire a questi ragazzi la massima vicinanza nei giorni in cui, in tutto il mondo, c’è chi strumentalizza il colore della pelle, la religione; sono papà di tre bambini e quando vedo in tv filmati su quanto accade in Siria non posso far finta di niente, voltare la testa altrove; dunque, anche se giro poco, perché lavoro per la città, ho pensato fosse giunto il momento di manifestare vicinanza, dare calore a questi ragazzi.

Sindaco, l’imam, oltre all’invito l’ha sensibilizzata nel trovare locali più accoglienti per una comunità, quella islamica, già numerosa per raccogliersi in preghiera. Lei ha accettato l’invito, forse con riserva.
Nessuna riserva, invece: lo facciamo e basta, troveremo una collocazione più ade­guata, ma servono i tempi, le risorse per progettare in accordo con le loro esigen­ze, che poi sono al pari di altri cittadini; l’impegno è da considerarsi già in agenda, nessuna cautela; oggi è però importante metterci alle spalle il dissesto, chiudere le grandi vertenze industriali; a partire dal prossimo anno avremo una certa agibilità nella spesa pubblica: il compito di un ente pubblico non è fare profitto, ma restituire con il pareggio di bilancio i servizi ai cittadini.

Una provocazione, nella conversazione in moschea ha lanciato l’idea di istitu­ire un Assessorato all’accoglienza e ai rapporti interculturali.
Era una battuta. Molti mi dicono di es­sere poco attento alla carta d’identità, lo confermo: sono attento, infatti, esclusiva­mente alle competenze per il bene della mia comunità e dunque, da qui alla fine del mio percorso amministrativo, non escluderei che ci possa essere un primo assessore di passaporto non italiano.

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