Cronaca

Arsenale, verso il nuovo orario di lavoro

Ipotesi di accordo con i sindacati. A settembre la sperimentazione


«Dopo un lungo confronto
si è giunti ad un’ipotesi di
accordo sull’orario di lavoro, da perfezionare
e sperimentare a settembre
prossimo, che dovrebbe poter soddisfare
le aspettative dei dipendenti,
salvaguardando attività e condizioni
di sicurezza». In una nota unitaria,
i rappresentanti sindacali Lorenzo
Caldaralo (Fp Cgil), Massimo Ferri
(Cisl Fp); Giuseppe Andrisano (Uil
Pa); Cosimo Gualano (Confsal Unsa);
Domenico Bellangino (coordinatore
rsu) annunciano “l’ipotesi di accordo”
con i vertici dell’Arsenale e della
Marina sull’orario di lavoro.

L’occasione è utile per evidenziare
le criticità dell’Arsenale che «da
anni è sottoposto ad un processo di
riorganizzazione e di ristrutturazione
(Piano Brin), continua a lamentare
una grave carenza di organico tecnico.
E’ appena il caso di sottolineare
che nell’ottobre 2015, grazie all’intervento
delle OOSS territoriali, il
comune di Taranto contribuì con
37 mln di euro (una parte dei fondi
europei assegnati per lo sviluppo
del territorio jonico) a finanziare il
progetto di ristrutturazione dello
Stabilimento. Corre l’obbligo ricordare
che il Ministero Difesa si era
impegnato a favorire: La formazione
di specializzazioni tecniche a cura
della Scuola Allievi Operai; Un
progetto che coinvolgesse aziende
locali ed Ilva per la demolizione delle
Unità navali in disarmo ed il recupero
dell’acciaio da trasferire all’Ilva di
Taranto (acciaio a Km 0); Il turn over,
considerate le carenze dell’organico
tecnico, l’età media avanzata del
personale dipendente e l’esigenza di
trasferire le competenze dagli anziani
ai giovani. Duole evidenziare – proseguono
i sindacati – che gli impegni
assunti presso il tavolo istituzionale,
a tutt’oggi, appaiono come promesse
da marinai, perché, sebbene le risorse
economiche siano state investite per
il Piano Brin, null’altro si è ancora
realizzato: anzi l’ex ministra della
difesa , on. Pinotti, rispondendo ad
un question time, lasciò intendere che
l’ingresso di ex militari, riformati per
questioni di salute, poteva risolvere
il problema delle carenze organiche…

Dimostrò, in questo modo, di
sottovalutare non solo i problemi di
salute degli ex militari e la difficoltà
a impiegarli in attività a bordo di
Unità Navali, ma di non tenere in
opportuna considerazione il rischio di
non avere più “maestri” che possano,
(in un futuro sempre più prossimo),
trasferire la propria competenza alle
nuove generazioni. Le organizzazioni
sindacali hanno già rappresentato
in più tavoli istituzionali, sia con le
componenti militari, (con le quali si è
sulla stessa lunghezza d’onda), sia con
quelle politiche, che l’ingresso degli
ex militari non è la soluzione, non lo
é per gli Arsenali e non lo è spesso
nemmeno per quei lavoratori che hanno
investito parte della propria vita a
servire il Paese. Intanto i dipendenti
dell’Arsenale di Taranto, in questi
anni, nonostante l’età avanzata e la
difficoltà a lavorare in strutture non
ancora pienamente efficienti (microclima,
infiltrazioni, antincendio, ecc),
si sono visti negare lo scorso anno
la possibilità di poter effettuare una
tipologia di orario lavorativo, che avevano
adottato negli ultimi dieci anni
e che consentiva loro di conciliare
esigenze famigliari e di lavoro.

Inutile
dire che questa scelta, non giustificata
da esigenze lavorative, (considerato
che le attività affidate ai diretti sono
sempre state evase, nonostante le condizioni
a contorno di cui si è parlato),
ha mortificato non poco i lavoratori
dell’Arsenale e creato un clima non
disteso fra organizzazioni sindacali e
direzione.Lo scorso 31 luglio dopo un
lungo confronto con l’ Amm. Dattola,
Direttore dell’Arsenale di Taranto,
e l’Amm. Vitiello, Comandante in
Capo Marittimo Sud, si è giunti ad
un’ipotesi di accordo sull’orario di lavoro,
da perfezionare e sperimentare
a settembre prossimo, che dovrebbe
poter soddisfare le aspettative dei
dipendenti, salvaguardando attività
e condizioni di sicurezza. Sebbene
ci si riservi il beneficio d’inventario
– concludono i sindacati – si coglie
con favore l’apertura che viene dalla
parte militare, anche grazie all’opera
di mediazione svolta dall’Amm.
Vitiello, di cui non si può negare la
disponibilità e la sensibilità manifestata
in varie occasioni a favore dei
personale dipendente».

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