30 Luglio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 30 Luglio 2021 alle 04:59:00

Cronaca

​Due scenari per il futuro dell’Ilva​

L’analisi dopo l’incontro al Mise


Sarebbe opportuno analizzare
attentamente il comportamento
adottato dal Ministro dello Sviluppo
Economico e del Lavoro nei
confronti della Società Arcelor
Mittal, nei confronti, cioè, del
vincitore della gara effettuata per
il rilancio funzionale dell’ILVA di
Taranto con le massime garanzie
in termini di impatto ambientale.
Entrando nel merito dei rapporti tra Sarebbe opportuno analizzare
attentamente il comportamento
adottato dal Ministro dello Sviluppo
Economico e del Lavoro nei
confronti della Società Arcelor
Mittal, nei confronti, cioè, del
vincitore della gara effettuata per
il rilancio funzionale dell’Ilva di
Taranto con le massime garanzie
in termini di impatto ambientale.
Entrando nel merito dei rapporti tra il Ministro e la Società scopriamo
che proprio per tutelare l’ambiente
erano stati richieste alcune proposte
migliorative; in particolare era
stato richiesto l’impegno a ridurre
del 15% le emissioni di anidride
carbonica per tonnellata di acciaio
liquido prodotto (abbattendo rispettivamente
del 30% e del 50%
le polveri e le diossine derivanti
dall’impianto sinterizzazione).

Tuttavia una serie di richieste quali
la rassicurazione da parte della
multinazionale che a Taranto, dal
2020 in poi, non ci saranno più
wind days, la rassicurazione che
l’apertura alle tecnologie low carbon
e l’anticipazione della fine dei
lavori per la copertura dei parchi
delle materie prime, però, sono
ancora “non soddisfacenti” per il Ministro Di Maio.
Il secondo fronte è quello della
legittimità della gara. Sul punto il
Ministro è deciso: pronto a portare
“tutte le carte in Procura” se la gara
non risulterà regolare. In merito poi
ai tempi, la proroga per la cessione
dell’Ilva ad Arcelor Mittal è fissata
per il 15 settembre, ma il Ministro
non vuole fretta ed in proposito ha
ribadito: “Non aderisco a quella
idea politica per cui bisogna fare
di tutto per liberarsene. Perché
siccome bisogna liberarsene la
regaliamo al primo acquirente che
passa senza fregarcene del destino
dei lavoratori, dell’azienda e dei
cittadini di Taranto, dell’intera
Puglia”.

Appare evidente, quindi, che siamo
in piena fase di discussione di una
offerta e al tempo stesso siamo, addirittura,
in presenza di un pesante
dubbio sulla legittimità della gara.
La discussione della offerta ed il
dubbio sulla legittimità da parte del
Ministro competente impongono
chiaramente una serie di domande:
• Cosa dirà il raggruppamento
Arvedi – Cassa depositi e Prestiti –
Delfin di fronte a queste modifiche
e a questi confronti tra Ministro e
vincitore della gara.
• Cosa farà o cosa sta facendo non
l’ANAC che ha denunciato già
delle anomalie procedurali ma la
Procura della Repubblica di fronte
alle dichiarate perplessità di un
Ministro.

Mi meraviglio che queste banali perplessità non siano emerse subito,
mi meraviglio che si continuino
ad effettuare incontri ristretti ed
allargati per dibattere una offerta
che, se soggetta a nuove richieste,
non può escludere il coinvolgimento
degli altri concorrenti, cioè
non può escludere il rapporto con
il raggruppamento Arvedi – Cassa
depositi e Prestiti – Delfin.
Mai dico mai la città di Taranto
aveva assistito ad una simile assurda
evoluzione o involuzione
dell’impianto siderurgico; mai
c’era stata tanta superficialità,
tanta inadeguatezza contrattuale,
tanta impreparazione procedurale
ed è strano che qualcuno ritenga
“criminogena” la Legge Obiettivo
dimenticando che nella esperienza
di questi giorni nell’affrontare
il caso ILVA ci sono davvero gli
estremi più preoccupanti di una
anomalia procedurale.
Occorre, quindi, con la massima
urgenza, denunciare queste incongruenze
procedurali e forse sarebbe
opportuno ricordare al Ministro
che non è igienico dubitare della
legittimità della procedura di gara
perché automaticamente una simile
dichiarazione produce incertezza
e genera rilevanti danni nell’intero
comparto socio economico legato
al settore siderurgico.

Oppure
questa pericolosa melina ha un
altro risvolto: si è ormai convinti
che non ha più senso mantenere
l’attuale attività siderurgica, che il
costo per il recupero dell’impianto,
sia per quanto concerne l’impatto
ambientale, sia per quanto concerne
la revisione tecnologica, è talmente
elevato da imporre con la massima
urgenza un cambiamento sostanziale
della strategia.
In realtà è arrivato il momento
di scegliere tra due distinte linee
comportamentali:
• Avviare la chiusura dell’impianto,
provvedere alla riqualificazione del
territorio (metodologia analoga a
Bagnoli) identificando una nuova
destinazione d’uso dell’attuale area.
• Ridimensionare in modo sostanziale
l’attuale impianto ponendo
come soglia di produzione di 3 milioni
di tonnellate di acciaio/anno.
Non ha più senso continuare a
discutere, a dubitare di procedure,
a rinviare nel tempo una decisione
che, se non presa, porta automaticamente
verso una crescita irreversibile
delle diseconomie che da oltre
sei anni si stanno accumulando. Il
più volte invocato problema occupazionale
va vissuto effettuando
una corretta analisi dei costi
legati sia alla Cassa Integrazione
Guadagni (CIG), sia alla Cassa
Integrazione Guadagni Speciale
(CIGS) e, se necessario, ricorrere
ad un apposito provvedimento normativo
che, attraverso la istituzione
di apposito Fondo, garantisca una
continuità temporale agli attuali
lavoratori dell’impianto e supporti
per un arco temporale di un triennio
l’indotto imprenditoriale legato
all’attuale centro siderurgico. So
benissimo che siamo in presenza
di una scelta non facile ma ogni
anno, ogni mese, ogni giorno che
rinviamo una simile decisione amplifichiamo
in modo esponenziale
il danno che la indecisione produce
alla città di Taranto, alla Regione
Puglia, al Paese.

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