Cronaca

​L’Ilva rimane sul filo del rasoio​

​La rabbia di Uilm e Fim Cisl: “basta con le perdite di tempo”. Il Pd attacca, gli ambientalisti rilanciano la chiusura​


“Sono ore decisive
per l’Ilva e le stiamo vivendo con
molta apprensione”. Così il segretario
generale della Uilm, Rocco
Palombella, che parla di “assurda
vicenda” e di “ulteriori e dannose
incertezze”. Il leader dei metalmeccanici
della Uilm si augura “una
ripresa del confronto con ArcelorMittal
per trovare le soluzioni che
i cittadini ed i lavoratori aspettano
da tempo sia sul piano ambientale
che occupazionale”.

Ad intervenire anche il segretario
della Fim Cisl Marco Bentivogli.
“Siamo a due settimane dalla scadenza
della proroga dei commissari
data dal ministro Di Maio. Fino ad
ora è stata fatta solo confusione”,
ha dichiarato. “Il ministro ha dato
contemporaneamente ragione a
chi vuole chiudere l’Ilva e a chi la
vuole rilanciare ambientalizzata.
Non abbiamo nessun pregiudizio
sull’operato del ministro e del
suo dicastero, chiediamo solo – ha
aggiunto Bentivogli – di decidere
perché è da maggio che la trattativa
si è interrotta. Abbiamo atteso
troppi mesi di scaricabarile, i lavoratori
non attenderanno ancora
per molto tempo. Basta campagna
elettorale. Se ci sono criticità gravi
– ha spiegato – , annulli la gara
altrimenti è fumo e confusione
utile solo alle prossime elezioni.
La fabbrica è senza manutenzione
e pericolosissima”.

Molto dura la nota del segretario
provinciale del Partito Democratico,
Giampiero Mancarelli:
“Passano inesorabili i giorni senza
che Di Maio definisca la vicenda
Ilva. Balbetta e alla peggio si trincera
dietro un parere della Avvocatura
dello Stato che nei fatti era
già stato chiesto mesi or sono da
Calenda e che, quindi, è scontato
nel merito. Un inutile e avvilente
balletto funzionale a calmierare
esclusivamente i parlamentari a
5stelle locali, schiacciati dalle
loro intemerate della campagna
elettorale, oggi ingiustificabili. Un
balletto che, però, rischia di mettere
in ginocchio il siderurgico già in
assoluta sofferenza. Poche, infatti, erano già le risorse prima della
proroga garantita da Di Maio ai
commissari. Va da se che altri rinvii
minerebbero la sicurezza degli
impegni ambientali, economici e
sociali in atto con ripercussioni non
sanabili. La smetta, quindi, questo
Governo di usare le istituzioni
per garantire i propri equilibri
interni, in questo caso dei 5stelle.
Oggi mentre questi irresponsabili
rimango fermi e inermi, continuano
incessanti, invece, i lavori per
la copertura dei parchi primari,
opera affidata a Cimolai che prende
forma sempre più.

Una opera
imponente che eliminerà lo spolverio
sul quartiere Tamburi ma che
potrebbe trovare uno stop inatteso
a causa della sciatteria di questo
Governo.Ed allora non si perda
tempo e si arrivi subito a garantire
il proseguo dei lavori ambientali e
la sicurezza in fabbrica e nella città.
Ai parlamentari 5stelle ionici una
proposta: se il Governo dovesse assegnare
Ilva a Mittal di dimettersi
dai propri ruoli istituzionali senza
indugio. La campagna elettorale di questi, oggi rappresentanti, si è
basata, infatti, sulla chiusura Ilva.
La mancata chiusura sarebbe il più
alto tradimento dei loro impegni.
Sono certo che la loro correttezza
porterà De Giorgi, Vianello, Ermellino,
Turco, Cassese a dimettersi
qualora Ilva non venga chiusa.
Forse, vedremo questo gesto di
correttezza e lealtà rispetto alle loro sgangherate promesse”.

Il ministro per lo Sviluppo
Economico Luigi Di Maio,
nell’annunciare la conferenza stampa
di ieri, aveva già fatto trapelare
le proprie perplessità: “Nella serata
di martedì sono arrivate le 35 pagine
del parere dell’Avvocatura dello
Stato, che avevo richiesto lo scorso
7 agosto” si legge in una nota.
“Il parere affronta sia le criticità
rilevate dall’Autorità Nazionale
Anticorruzione che alcuni ulteriori
profili segnalati all’attenzione
dell’Avvocatura”. “Persistono forti
criticità – prosegue il Ministro – e
nuovi elementi fondamentali che
porterebbero al sospetto di illegittimità
dell’atto. Il profilo più
rilevante è legato a ‘eccesso di
potere’ e cioè al cattivo esercizio
dello stesso, non essendo stato
tutelato il bene comune e il pubblico
interesse a causa della negata
possibilità di effettuare rilanci per
migliorare l’offerta. Tra le altre
cose, l’Avvocatura evidenzia una
possibile lesione del principio di
concorrenza: lo spostamento del
termine al 2023 per l’ultimazione
degli interventi ambientali avrebbe
dovuto suggerire una proroga del
termine per la presentazione di
ulteriori offerte.
E in relazione alle tutele ambientali
l’estrema importanza di ambiente
e salute richiede altri necessari
approfondimenti in materia”.

“Caro Ministro, dalle scelte che
farai nelle prossime ore dipenderà
la salute e la vita dei cittadini di
Taranto. A te il compito di salvare
questa città o di condannarla ad
un futuro di malattie e di morte”
è l’appello proprio a Di Maio che
viene fatto veicolare in queste ore
sui social network da diversi esponenti
dei movimenti ambientalisti
tarantini.

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