Cronaca

Ilva, Calenda: «Attenti alle illusioni»

Il ministro uscente: solo favole sulla nazionalizzazione del Siderurgico


Il ministro dello sviluppo
economico Carlo Calenda approva la
decisione del Tavolo Ilva di avanzare con
il negoziato dal 4 aprile. “È importante
– sottolinea Calenda – la decisione delle
parti di far avanzare il negoziato dal 4
aprile. L’intesa sindacale è necessaria
per concludere il processo di cessione ad
Arcelor Mittal e far partire investimenti
produttivi e ambientali per 2,4 miliardi”.

“Il ruolo delle parti, a cui il governo non
si può sostituire – aggiunge Calenda – è
decisivo e il percorso fatto da sindacati
e azienda ha già avvicinato le posizioni.
L’obiettivo della tutela di tutti i lavoratori
è a portata di mano. Dovere del governo
è ricordare che Ilva ha cassa fino a giugno
e che la normativa Ue sugli aiuti di
Stato rende soluzioni alternative alquanto
impervie. I tempi sono oggettivamente
stretti”.
Lo stesso Calenda è stato molto attivo su
twitter parlando del Siderurgico: “È grave
che favole su nazionalizzazioni impraticabili
si diffondano dopo le elezioni sia su
Ilva e Alitalia rendendo difficile accordo
sindacale e vendita. Attenzione a illudere
lavoratori e a creare premesse per disastri.
Lo dico anche a beneficio di qualche sindacalista
(…) se qualcuno va dagli operai
di Taranto e gli dice che tanto Lega e 5S
nazionalizzano e trasformano tutto a gas
quindi meglio non chiudere trattativa, salta
investimento, ci ritroviamo con Bagnoli 2
(tre volte più grande) e 20.000 persone per
strada”.

Il ministro ha quindi ricordato che
“ci sono 2,4 mld di euro privati per fare la
migliore acciacieria del mondo dal punto
di vista produttivo e ambientale e 1,1 miliardi
per bonifiche. Governo ha fatto la
sua parte tenendo in piedi azienda, invest
600 mil e portando investitore ora tocca
a azienda e sindacati”.
Valerio D’Alò (Fim Cisl Taranto) ha invece
affidato a Facebook il suo pensiero: “Giovedì
Santo in treno verso casa, va bene.
Ancora oggi il coro di quelli per cui “non
c’è fretta” quelli per cui “filosofeggiare”
sui tecnicismi è più importante che affrontare
i problemi veri. Evidentemente
chi crede che 6 mesi di trattativa e 10 anni
di crisi e ammortizzatori sociali meritino
di “più tempo” non ha mai provato e non
conosce la fame, la perdita del lavoro, la
sofferenza.
Continuiamo a sostenere che per Taranto
la soluzione non sia la “decrescita felice”
ma la crescita! Pretendendo ciò che in altri
paesi esiste già: la sicurezza, l’ecocompatibilità
(si, perché se scrivi ambientalizzazione
qualche radical chic ti dice che
non esiste il termine).

A prescindere dai
governi io non voglio essere mantenuto,
voglio sentirmi parte di qualcosa, voglio
lavorare e pretendere un lavoro che rispetti
la salute di tutti, pensa che sognatore che
sono: dico tutti sia il “Tarantino” che il
“paesano” perché da noi abbiamo ancora
questa guerra intestina mentre il mondo
va in direzioni diverse. Continuiamo a
lavorare per un possibile accordo che non
sarà a prescindere ma che tenga dentro ciò
che diciamo da tempo consapevoli che i
problemi, se li si lascia lì senza affrontarli,
da soli non si risolvono sicuro. Meline,
cori, sfottò di chi ha la pancia piena perché
è garantito non ci influenzano, il nostro
mandato è quello dei lavoratori perché
forse non saremo i più bravi del mondo,
ma ci chiedono di rappresentarli al meglio
ed è a loro che rispondiamo”.

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